Torta Frida – Viva la vida!

La torta Frida
La torta Frida

Arte, Passione politica, Amore, Dolore, Messico. Frida Kahlo.

Frida Kahlo in una foto di N. Muray a New York nel 1939
Frida Kahlo in una foto di N. Muray a New York nel 1939

Qualche giorno fa sono stata a Roma a vedere la mostra dedicata alla pittrice messicana; due giorni al femminile – impronta familiare indelebile – con mia mamma, mia sorella e mia nipote, per calarsi nell’opera di una donna che nonostante la sofferenza ha proseguito il cammino (come mia mamma), che ha amato includendo tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di sé stessi e l’indicibile (come mia sorella), che ha trovato nell’arte la sua voce (come me) e che ha sempre rinnovato lo slancio per amare la vita: nel suo ultimo dipinto, otto giorni prima di morire, scrive su una fetta di cocomero “viva la vida” – anche con tutte le sue schifezze, i dolori fisici e dell’anima, lei lo scrive (Viva la vida Adele, e che ti mandi le cose migliori). Già questo è sufficiente a renderla un’eroina, un’icona quale è stata (infatti, la prima donna latinoamericana ritratta su un francobollo U.S.A nel 2001) senza contare l’impegno civile e politico e la forza delle sue opere.**

Francobollo statunitense
Francobollo statunitense

Quando un’idea ti frulla in testa, spesso la sua essenza si manifesta in quello che fai, e se stai pensando a quale dolce preparare per cari amici che vengono a cena è inevitabile che, eccitata per la trasferta romana, io abbia sfornato un dolce che era un po’ Frida, che era un po’ donna al profumo di Messico: una crostata di ricotta al cocco con marmellata di limes.

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Ho tribolato non poco perché insicura dell’accostamento cocco-lime ma visto che anche “La grammatica dei sapori” mi dava ragione, perché non tentare?

Lime&Cocco: unito alla sonnolenza tropicale del cocco, il lime è il pungolo per alzarsi dall’amaca e fare esercizio. Una glassa al lime su un dolce al cocco richiede un’intensità eccezionale per allontanare la dolcezza pesante. Una grattugiata di cocco fresco e qualche goccia di succo di lime renderanno più ricco e dolce un ananas, come fanno con il pesce, cotto o crudo. In India, striscioline di cocco fresco sono mescolate con succo di lime, aglio schiacciato e peperoncini piccanti, per servirli con il curry.

(N. Signit, La grammatica dei sapori, p. 301, Gribaudo editore. Ne parlo qui)

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Così, pensando ad un burroso cocco sdraiato su un’amaca avvolto nell’odore fresco del lime di un margarita, ho rammentato i colori accesi di Mèrida (MX) e le infinite tonalità di verde e di blu dello Yucatàn tutto, e ho cucinato uno dei dolci meglio riusciti (a me) dai tempi del surrealismo: ma invece di avere “la magica sorpresa di incontrare un leone in un armadio, dove si è certi di incontrare camicie” (cit. F. Kahlo a proposito di Surrealismo), si trova un gusto fresco e delicato dove si pensava di trovare il peso di un’eccessiva dolcezza.

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Merito è anche di Maghetta Streghetta nel suo Gikitchen: mi ha servito su un piatto d’argento la pasta frolla perfetta per questa crostata, essendo sì poco dolce. Ho seguito la sua ricetta apportando qualche piccola modifica.

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Ingredienti

Frolla:

Zucchero bianco 80gr

Farina di kamut (il Farnetino)* 300gr

Burro* 150gr (piuttosto freddo e a pezzetti)

1 uovo + 1 tuorlo*

Scorza grattugiata di 1 lime

1 pizzico di sale*

Ripieno:

Ricotta vaccina* – MUUU!!! – 500gr

Granella (farina) di cocco 100gr

Zucchero grezzo di canna* 20gr

1 uovo*

Copertura:

succo di 1 lime (tipo quello di cui avete usato la buccia?!!!)

1 lime intero

1 cucchiaio di zucchero di canna grezzo*

Acqua q.b.

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Per quanto riguarda la pasta: unire uova e zucchero emulsionandole bene. Nella farina (col sale) aggiungere il burro e procedere pizzicando, quindi grattugiare la scorza del lime e aggiungere infine il composto liquido procedendo a impastare (il minimo indispensabile) per avere una pasta omogenea. Formare una palla, ricoprirla con pellicola e lasciarla in frigo 40 minuti circa.

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Intanto accendere il forno e procedere al ripieno mischiando tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema. Trascorso il tempo, stendere la pasta in una teglia o pirofila con carta forno o burro e versarvi il composto di ricotta: infornare a 180° per almeno 30 minuti. Procedere con la marmellata facendo bollire in un pentolino il lime tagliato molto sottile col succo dell’altro lime e lo zucchero. Se necessario aggiungere un po’ d’acqua e ultimare la cottura. Togliere qualche fetta di lime per guarnire e frullare il resto col frullatore a immersione. Una volta che la torta si sarà intiepidita, versare sopra lo strato di marmellata e decorare a piacere.

Aspettare che si freddi prima di mangiarla.

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**Per chi avesse voglia di vedere la mostra c’è tempo fino alla fine di agosto ma da settembre la medesima esposizione sarà a Genova.

*ingredienti biologici

Coldplay “Viva la vida” 

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Pancake

 

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Non stimo affatto il popolo americano le cui abitudini alimentari sono lo specchio di una cultura che mi fa venire la pelle d’oca (marshmallow grigliati sul barbecue????!!!!). Nonostante ciò, oggi ho cucinato i pancake. E non era la prima volta.

I pancakes sono delle frittelle tradizionali dell’America del Nord, simili alle crepes, ma più spesse e spugnose. Di solito si servono con sciroppo d’acero


flash sui mille telefilm americani visti e rivisti nel mio periodo da teledipendente

ma io li mangio con il miele d’acacia o con la vanella. L’amore tra me e i pancake è sbocciato poco più di un anno fa in Messico, ed è proporzionale alla rabbia provata negli scali aerei statunitensi (paranoia e follia in ogni dettaglio). Mi hanno salvata dal dover mangiare uova strapazzate piccanti e frijoles refritos alle 8 del mattino, e per questo avrò sempre un debito di riconoscenza per la cucina internazionale negli alberghi. Salvataggio con gusto, perché mi sono proprio piaciuti.
Non so bene perché, li pensavo complicati da preparare e siccome comprare le miscele pronte di farina, ormai si è capito che non è il mio genere, non ho mai pensato di farli.
Poi “diventi una blogger” e scopri che tutte le foodblogger à la page preparano cupcake, pancake, milkshake, cucinano in colori pastello e hanno un sacco di formine per biscotti acquistate su siti specializzati. E allora, che cavolo!, surfo anch’io l’onda di tendenza e, pur senza inabissarmi fino agli zuccherini colorati, provo a cucinare i pancakes. Il primo esperimento è stato fatto domenica 20 aprile, Pasqua; per pranzo. La mia, ormai relativamente, nuova vita da tanguera ha portato una ragazza che andava a letto quasi tutte le sere intorno alle 23,00 in una sregolata donna con orari da adolescente che anche il giorno di Pasqua è andata a letto all’alba. E allora, quale modo migliore per rendere un po’ speciale un pranzo di Pasqua che in realtà è una colazione tra rincoglioniti di sonno, se non giocare un po’ a sperimentare? Approfittandone per calarsi nel ruolo della massaia americana con grembiulino e tritarifiuti? Si dai, approfittandone.
Come prima volta non è andata male – se si eccettua il fatto che ho dovuto sostituire metà della farina con la farina di ceci perché non mi ero accorta di aver quasi finito l’altra, ottenendo un impasto troppo liquido. Con ancora grande margine di miglioramento, per riprovarci dovevo avere la certezza di azzeccare la ricetta giusta. E siccome l’Universo ci ascolta, è arrivata Eleonora: dandomi la ricetta mi ha anche rassicurata sulla velocità di preparazione “ché un americano mica sta tanto a preoccuparsi di girare l’impasto”. Ve la riporto fedelmente.

Metti insieme tutti gli ingredienti secchi:
135 g farina 00
1/2 cucchiaino di lievito in polvere vanigliato
1/4 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di zucchero
un pizzico di sale
In una terrina mescola:
1 uovo intero
250 g di latticello
35 g burro fuso (o 20 gr di olio e.v.o)
Unisci gli ingredienti secchi agli altri mescolando poco e lasciando i grumi. Nel frattempo avrai riscaldato una padella antiaderente un po’ unta con olio (io ne metto un goccio e quando è caldo lo passo sulla padella con pezzo di carta da cucina). Con un mestolo piccolo metti l’impasto nella padella, dopo un po’ si formeranno dei fori nel pancake e sarà ora di girarlo. Tieni il fuoco moderato altrimenti si cuociono fuori e poco dentro.
(queste sono le dosi giuste per una bella colazione per due)

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Direi che sono proprio buoni, anche se io ho ancora problemi in fase di cottura: forse li giro troppo presto cosicché nel prenderli con la spatola invece di mantenere la forma bella tonda si rapprendono a fisarmonica. Bisognerà che mi alleni ben bene – anche perché voglio provarli con della marmellata d’arancia (leggermente stemperata sul fuoco per renderla un po’ più fluida).

E volete sapere dove è proseguita la mia domenica? In Giappone con il WA! Japan Film Festival 2014.

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Poi al nuovo “primo piano” del mercato centrale di Firenze di San Lorenzo: anche se un po’ caotico devo dire che è proprio bello e il tramezzino di Amblè proprio buono!

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E infine sul divano a guardare un film inglese (“Irina Palm”).

Perché l’arte e la cucina sono un ottimo modo per girare il mondo quando non ci si può spostare.