Spaghetti con la bottarga

Prima di tutto partiamo dal presupposto che uno spaghetto con la bottarga, non è mai soltanto un semplice spaghetto con la bottarga. E’ un’arte; oltre che una squisitezza; oltre che un pratico salva cena. E con poche accortezze anche un piatto scenografico da offrire agli ospiti.

Ingredienti per 2 persone:

  • spaghetti 200gr
  • bottarga di muggine grattugiata secca 20 gr circa + bottarga fresca da grattugiare al momento
  • olio e.v.o qb
  • 1-2 spicchi d’aglio
  • abbondante prezzemolo
  • 1 limone non trattato
  • una manciata di pinoli
  • una manciata di pangrattato
  • peperoncino se piace

Mentre fai bollire l’acqua per la pasta, in una padella fai rosolare l’aglio intero sbucciato, il prezzemolo tritato (ma lasciane un pizzicotto per la guarnizione del piatto) e un po’ di peperoncino se ti piace.

Spremi il succo di mezzo limone e aggiungilo al soffritto, lasciandolo sfumare bene a fuoco vivo; a questo punto aggiungi la bottarga e spegni il fuoco.

In un padellino antiaderente tosta rapidamente una bella manciata di pinoli e mettili da parte su un foglio di carta assorbente; ungi il medesimo padellino strofinando con della carta da cucina imbevuta con poco olio e buttaci il pangrattato rimestando bene in modo che si tosti ma non si bruci. Appena si sarà scurito spegni il fuoco e grattaci la scorza dell’intero limone; lascia da parte.

Quando la pasta sarà cotta buttala nella padella col soffritto e saltala rapidamente a fuoco a vivo, aggiungendo i pinoli, e un’altra spolverata di bottarga secca se necessario.

Impiatta gli spaghetti e cospargi col pangrattato. Guarnisci con prezzemolo, un’altra grattugiata di scorza di limone e qualche lamella di bottarga fresca. Et voilà, può iniziare la goduria.

Un ultimo consiglio speciale: se vorrai rendere il piatto ancora più accattivante, dovrai soltanto frullare un po’ di burrata o stracciatella (a temperatura ambiente) e adagiare l’emulsione sul fondo del piatto.

Spaghetti agli aromi, quando in pausa pranzo vesti i panni della blogger

 

Spaghetti agli aromi

Pausa pranzo: se mangio un altro trancio di pizza al volo, muoio. Devo cucinare qualcosa a casa.

  • Valutazione dei tempi: 1h e 30 min per andare, cucinare, mangiare e tornare. Ok, se riesco ad inventarmi qualcosa nel tragitto verso casa, ce la faccio.

  • Valutazione delle voglie: petto di pollo al curry con riso basmati…scartare; spaghetti al pesto…scartare; spaghetti…si, spaghetti ok, ma con cosa?

  • Seconda valutazione delle voglie: qualcosa di fresco. Limone, erbette.

  • Spaghetti, limone, erbette…ok, ci sono quasi.

A casa: ispezione in frigo, nei pensili, in dispensa.

Trovato: pinoli e pangrattato.

Metto l’acqua sul fuoco, intanto corro in terrazza e colgo: erba cipollina, menta, origano, prezzemolo, basilico. Trito tutto nel mixer.

Soffriggo uno spicchio d’aglio intero con dell’olio e.v.o in padella e, una volta colorito, aggiungo una manciata di pinoli; quando si sono tostati un po’ tolgo l’aglio e spengo il fuoco.

Quando l’acqua bolle, metto il sale e butto gli spaghetti.

Un minuto prima di scolarli metto il trito di erbe in padella con un paio di cucchiai di pangrattato e la scorza grattugiata di un limone, riaccendo il fuoco, scolo gli spaghetti e li butto in padella facendoli saltare molto velocemente.

Mangio. Mangio? No, scatto una foto. Brutta, ne scatto un’altra.

Mi siedo, inizio a mangiare…che profumo, e che buon sapore. Intanto condivido la foto su Instagram. Che buon profumo, e che sapore! Prendo il piatto, mi siedo davanti al computer e inizio a scrivere mangiando. Tra tastiera, forchetta, piatto e spaghetti faccio un po’ di giocoleria e riprendo al volo un pinolo che sta per cadere.

Mangio l’ultima forchettata, scarico la foto sul computer poi butto il piatto nell’acquaio, ingollo un bicchiere d’acqua, prendo chiavi e borsa e uscendo, premo “PUBBLICA”.

 

Spaghetti al pomodoro

Spaghetti al pomodoro. E ho detto tutto!

promessa d'estate
promessa d’estate

O forse no.

 

È la voglia di buono. È la voglia di semplice. È la voglia che hai quando torni da un viaggio all’estero. È la promessa d’estate quando è ancora primavera; è nostalgia in inverno con l’ultimo barattolo di conserva. È desiderio di basilico.

Lo spaghetto al pomodoro è voglia di sentirsi partenopei. È una sfida, perché la semplicità ti frega. È immediato, perché la semplicità si lascia intuire. È immediato perché quegli ingredienti ce l’hai sempre in cucina; e per questo è anche l’ultima risorsa.

Quando sei piccolo è il salto dalla pasta all’olio. È il piatto che la mamma cucina quando c’è un tuo amico a cena. È un piatto “da casa” che non mangio al ristorante, mai.

Gli spaghetti al pomodoro hanno colori primari e sono sfacciatamente nazionalistici. Sono impietosi con qualunque tipo di mise e riescono a macchiarla senza farsi vedere. Il loro potere evocativo risiede nel basilico – irrinunciabile – e riaffiora dal nostro inconscio collettivo di italiani; anche se io metto la cipolla e tu l’aglio.

È un piatto che basta un niente per trasformarlo in qualcosa di completamente differente (olive? Capperi? Peperoncino? Mozzarella? Tonno?) e anche quando non potrebbe essere più uguale a se stesso, non è mai lo stesso. È comunque una certezza. È la voglia di familiarità. È la voglia di buono.