Banana al cioccolato: quando la bontà provoca allucinazioni

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È ora di merenda. E io so esattamente cosa fare. 

Un delirio!

Se volete saperlo anche voi, girate tre volte su voi stessi e dite la parola magica: bananalcioccolato.

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Ed ecco apparire dal fondo, tutt’avvolta in un limbo alonante di luce, una banana.

Tronfia e barcollante, la segue una stecca di cioccolato fondente.

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Che tradotto sarebbe: prendete una banana…

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…e della cioccolata fondente.

L’una fila e l’altro fonde – ma che dico, quest’odore mi confonde – l’una s’apre l’altro s’infila, preparare la merenda non è gran fatica.

  

Ovvero: incidete la banana (con la buccia) per il lungo e infilate tanti pezzettini di cioccolata nell'incavo.

Ovvero: incidete la banana (con la buccia) per il lungo e infilate tanti pezzettini di cioccolata nell’incavo.

Come Re e Regina, come amo e baco, invero come banana e cioccolato…al riparo da tutto voglion stare e nella stagnola si fanno avvoltolare.

E adesso che la temperatura s’è fatta rovente, da aspettar non c’è più niente! Su cogliete…hem, cuocete!

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Cioè: avvolgete in un foglio di carta stagnola la banana col cioccolato e formate un cartoccio; infilatelo in forno a 200° per 15-20 minuti (secondo le dimensioni della banana).

Lo sportello del forno si apre, il profumo porta pace. Si sfila il cartoccio, la buccia è nera, due anime chiuse con la stessa cerniera.

Appare un cucchiaio e scava nella polpa, d’istinto soffio il vapore che si porta. Apro la bocca e chiudo gli occhi, l’aspetto è brutto ma il sapore coi fiocchi!

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ATTENZIONE! è incandescente

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Pesche in jazz – merenda d’estate –

 

Estate

E d’estate la merenda?

Gelato naturalmente!

Ma siccome il gelato per me non è solo merenda o dessert ma può essere anche pranzo, cena e persino colazione; non solo in estate ma tutti i giorni dell’anno volendo, compreso il giorno in più degli anni bisestili – che già sono tremendi di per sé, figuriamoci negandomi un po’ di dolcezza il 29 febbraio – ecco, siccome tutto questo, vi parlerò di pèsche.

Una merenda estiva buonissima è la pèsca “come la prepara mia sorella”, ovvero:

una pesca tagliata a pezzetti, pinoli e 2-3 amaretti (di quelli duri) sbriciolati. Sarà come un’improvvisazione jazzistica ben riuscita.

Merenda estiva

– se poi volete aggiungere un bel cucchiaio di gelato buontalenti…io non mi offendo! –

 

“Merende 2” il sequel

Arance e zucchero Mascavo

Arance e zucchero Mascavo

Ed eccoci al secondo appuntamento con la merenda.

Oggi pomeriggio, essendomi arrivate delle arance bio buonissime, mi sono fatta una merenda che è anche un ottimo fine-pasto: arancia con lo zucchero. Non si tratta certo di una novità culinaria, naturalmente la conoscete e l’avrete declinata in decine di modi diversi (col rum, col cacao, con la cannella ecc…) ma io oggi me la sono fatta – diversamente da quanto accadeva quando ero piccola – con lo zucchero di canna grezzo delle Filippine Mascavo (questo in particolare). Il Mascavo, chiamato altrove Mascobado, come ogni zucchero di canna integrale grezzo, subisce solo il processo di spremitura, che non danneggia le sostanze nutritive. Per quanto riguarda il metodo di asciugatura il mascavo viene scosso e mescolato (lo zucchero Panela invece viene fatto asciugare in panetti e poi grattugiato); questo crea grani di varie dimensioni tra cui le palline scure di melassa la cui presenza in abbondanza è indice di particolare qualità del prodotto e rende questo zucchero particolarmente adatto alla preparazione di dolci.

Sopra l’arancia è stata una rivelazione. Col succo, lo zucchero e la melassa si sono sciolti e l’insieme dei sapori è risultato buonissimo: equilibrato, tondo, naturale.

Correte dunque, sbucciate un’arancia e tagliatela a fette abbastanza sottili raccogliendo a parte il succo; disponetele su un piatto e cospargetele di zucchero Mascavo; poi versate un po’ di succo sopra lo zucchero. E ora, mangiate!

 

ME LA MERITO LA MERENDA!

Mi merito una merenda regina

Mi merito una merenda regina

La merenda è un pasto irrinunciabile. Non sto scherzando, se fossi una che riesce a saltare i pasti, preferirei saltare la cena piuttosto che la merenda. Ma non lo sono, una che salta i pasti. Sono un “dosha pitta” secondo la medicina ayurvedica, e in fatto di cibo significa che divento una belva se non mangio quando ho fame.

Voglio aprire una piccola rubrica di “merende” perché la merenda è affettiva, ricca di tenerezza, capace di evocare ricordi. Se poi si considera che la parola “merenda” deriva dal latino-tardo merere ossia “meritare” e significa quindi “cose da meritare”, come possiamo rinunciarci? Nessuno merita di rimanere senza merenda.

E per cominciare, la mia regina: PANE CON RICOTTA E MIELE. Un vero premio – per quando meritevoli, lo saremo molto.

La regina: pane, ricotta e miele

La regina: pane, ricotta e miele

– una fetta di pane (casereccio; e da fiorentina aggiungo senza sale)

– ricotta vaccina

– miele (Mille fiori? Acacia?)

– un divano per godersela

Chi non fa merenda, merito lo colga!