Una cuoca conTurbante!

Coprirsi il capo per cucinare è sicuramente buona pratica; e i motivi sono principalmente igienici: col capo coperto si evita che un capello possa cadere in una pietanza e si impedisce alla propria chioma di stare alla mercé dei fumi delle padelle assorbendo tutti gli odori della cucina.

A livello professionale poi ci sono motivi d’immagine perché sicuramente uno degli elementi con cui identifichiamo un grande cuoco è la Toque blanche,

il cappello dello chef che, in forme diverse, rappresenta una gerarchia che dallo chef arriva al capocuoco e dall’apprendista allo sguattero.

La Toque blanche è di origine francese, risale all’Ottocento e oggi si presenta come un cilindro bianco alto circa 30-35 cm (25 per i pasticceri) ma privo del famoso sbuffo apicale che a me ha sempre ricordato un soufflé.

Per i motivi suddetti anche in casa, stando tra i fornelli, è bene coprire la testa e se per gioco, nel cassetto degli strofinacci, ho una Toque, per praticità è più facile che abbia usato una bandana o una bella pezzòla da contadinella (come l’avrebbe chiamata la mia nonna). Il fazzoletto però tende a schiacciare i capelli e da riccia alla continua e spasmodica ricerca di volume (pump up the volume!) mi sono messa alla ricerca di un’alternativa, soprattutto sapendo che tra qualche giorno dovrò cimentarmi in un’esperienza tutta nuova per me: mi occuperò di cucinare i pranzi per i bambini di un centro estivo che si svolgerà in una fattoria didattica nel Mugello. Si tratta di bimbi che stanno vivendo una difficile esperienza oncologica e quindi questa volta, mi rapporterò ad un problema che solitamente affronto col naso rosso della Dottoressa Molletta, nei panni della Massaia contemporanea, con in testa…un turbante!

Di questo elemento ornamentale risalito agli onori modaioli ormai da qualche anno possiedo un paio di esemplari: uno in shantung di seta che certo non userei in cucina e uno in cotone che però uso principalmente al mare, sulla spiaggia. E così, come spesso accade, mi sono ingegnata e autoprodotta dei turbanti da cucina con del tessuto non tessuto, un po’ di fil di ferro e dei timbri.

Sarò emozionata, sudata e fashion!

I POP NOTES de La massaia contemporanea

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Finito il lavoro nelle scuole, che mi ha portata a giro per la Toscana in moltissime scuole primarie a lavorare con i bambini sull’educazione al consumo (per la coop. Mèta), mi sono ritrovata con un po’ di fogli e fotocopie inutilizzati che, uniti a quelli che avevo già a casa e che solitamente taglio per farne foglietti volanti su cui appuntarmi idee e dati che altrimenti rimarrebbero altrettanto volanti, hanno costituito una notevole risma.

Questa volta, invece di lasciarli così ho deciso di farci dei piccoli quaderni per appunti; il tipo di appunti che si prendono al telefono corredandoli con disegnini e ghirigori mentre si ascolta il nostro interlocutore (chissà se guardando i ghirigori si può capire se l’interlocutore era simpatico o antipatico…). E così sono nati i POP NOTES. Ennesimo tentativo di mettere in ordine la scrivania che non ho. E ho detto tutto.

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Se volete cimentarvi in imprese di riciclo simili, ecco cosa ho usato io:

  • fogli di carta A4 di riciclo

con almeno una faccia bianca, libera; andranno benissimo anche tutti quei fogli che ci arrivano per posta a corredo di bollette, estratti conto ecc… e che non contengono dati sensibili; ma anche vecchie fotocopie o volantini.

  • spillatrice

  • nastri adesivi colorati, nastro adesivo di carta, colla stick

  • e tutto ciò che possono suggerire fantasia ed estro

    ritagli di giornali e riviste, timbri assortiti, adesivi, pennarelli e matite ecc…

    Dopo aver tagliato la carta del formato che preferite (io la metà del foglio A4), riuniteli in piccole risme da 12-15 fogli (o quanti vi permetterà di pinzarne la vostra spillatrice) e poi decoratene la “copertina” e il retro come più vi piace.

Ecco alcuni di quelli che ho realizzato:

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