SFIZIO!

Aperitivo all'improvviso
Aperitivo all’improvviso

All’improvviso un aperitivo…

frigo vuoto

mandorle finite

formaggi, pausa

salse neanche l’ombra

pane non ce n’è

trovo nell’ordine: un po’ di schiacciata al bar sotto casa, filetti di tonno sott’olio, un barattolo di ceci* e un sacchettino di pomodori secchi che volevo mettere sott’olio.

Faccio rinvenire al vapore i pomodori secchi e li trito a coltello, faccio bollire un po’ i ceci nella loro acqua perché troppo duri per ciò che ho in mente, sciacquo e poi trito dei capperi sotto sale che avevo in frigo. Unisco gli ingredienti in una ciotola, poi faccio sgocciolare il tonno dall’olio e comincio a sminuzzarlo e lavorarlo bene con le dita come insegna Al Pacino a Michelle Pfeiffer in “Paura d’amare” (film che mi manda in brodo di giuggiole e che riguarderei una volta al mese; con attori fantastici – tutti – e un uomo e una donna belli come pochi).

Giro bene tutto col cucchiaio, poi scolo i ceci e quando sono tiepidi li schiaccio grossolanamente e li unisco al resto. Dopo aver salato e pepato il tutto, in una tazza emulsiono dell’olio e.v.o.* con salsa senape con i quali condirò la mia farcitura della schiacciata. Lascio riposare per un po’ il composto in modo che i sapori si amalgamino e poi farcisco dei pezzetti di schiacciata tagliati a metà…

…et voilà

un colpo di sole... ops! di genio!
un colpo di sole… ops! di genio!

*ingredienti biologici

Faraona al cartoccio

Buona! Buona! Buona! – Facile! Facile! Facile!

Faraona al cartoccio
Faraona al cartoccio

Per ogni cartoccio monoporzione:

adagiare su un pezzo di carta stagnola 2 pezzi di faraona (coscia e petto, petto e ala…)

salarli e peparli

spennellarli con abbondante senape (moi, la Maille)

aggiungere uno o due spicchi d’aglio

due-tre rametti di timo

un filo d’olio

Chiudere il foglio “a cartoccio” facendo attenzione a sigillare bene

Infornare per circa 50 minuti a 180° avendo cura di ultimare la cottura (gli ultimi 5 -10 minuti) avendo aperto un pochino il cartoccio per ridurre l’acqua che si sarà formata.

Maneggiare con cura, sono bollenti!

“Merende 2” il sequel

Arance e zucchero Mascavo
Arance e zucchero Mascavo

Ed eccoci al secondo appuntamento con la merenda.

Oggi pomeriggio, essendomi arrivate delle arance bio buonissime, mi sono fatta una merenda che è anche un ottimo fine-pasto: arancia con lo zucchero. Non si tratta certo di una novità culinaria, naturalmente la conoscete e l’avrete declinata in decine di modi diversi (col rum, col cacao, con la cannella ecc…) ma io oggi me la sono fatta – diversamente da quanto accadeva quando ero piccola – con lo zucchero di canna grezzo delle Filippine Mascavo (questo in particolare). Il Mascavo, chiamato altrove Mascobado, come ogni zucchero di canna integrale grezzo, subisce solo il processo di spremitura, che non danneggia le sostanze nutritive. Per quanto riguarda il metodo di asciugatura il mascavo viene scosso e mescolato (lo zucchero Panela invece viene fatto asciugare in panetti e poi grattugiato); questo crea grani di varie dimensioni tra cui le palline scure di melassa la cui presenza in abbondanza è indice di particolare qualità del prodotto e rende questo zucchero particolarmente adatto alla preparazione di dolci.

Sopra l’arancia è stata una rivelazione. Col succo, lo zucchero e la melassa si sono sciolti e l’insieme dei sapori è risultato buonissimo: equilibrato, tondo, naturale.

Correte dunque, sbucciate un’arancia e tagliatela a fette abbastanza sottili raccogliendo a parte il succo; disponetele su un piatto e cospargetele di zucchero Mascavo; poi versate un po’ di succo sopra lo zucchero. E ora, mangiate!

 

Domani, più panìco e meno uccelli!

Più (polpette di) miglio e meno uccelli
Più (polpette di) miglio e meno uccelli

Il detto fiorentino originale – che ammonisce chiunque dal fare il passo più lungo della gamba (se non puoi permetterti il becchime tieni meno uccelli) – recita “UN ALTR’ANNO, più panìco e meno uccelli” ma figuriamoci se aspetto così tanto prima di ricucinare le polpette di miglio; quando le ho provate la prima volta circa 10 giorni fa, le ho fatte per due giorni di seguito tanto mi sono piaciute.

Il miglio in terrazza. I semi ce li dettero ad una mostra a Palazzo Strozzi
Il miglio in terrazza. I semi ce li dettero ad una mostra a Palazzo Strozzi

Il miglio, ovvero il panìcum miliaceum, è un cereale minore (sarà perché ha i chicchi così piccoli?) che io non amo (sarà perché ha i chicchi così piccoli?) pur avendolo anche ospitato tra le mie colture in terrazza. Qualche tempo fa ne ho comprata una confezione; il perché non lo so, fa parte di quei misteriosi meccanismi cerebrali di una massaia con bisogni di compensazione.

A quel punto comunque dovevo trovare un’alternativa valida a due, egualmente insopportabili, soluzioni del problema:

  1. cucinarlo come primo piatto (in zuppa o asciutto) per poi mangiarne due cucchiai e lasciarlo a stazionare in frigo per giorni e poi buttarlo via

  2. lasciarlo nella dispensa per molto tempo. Molto, molto tempo. Moltissimo tempo. E poi buttarlo via.

L’alternativa si è presentata sotto forma di polpetta, ed è stato amore al primo morso (sarà perché ha i chicchi così piccoli? Forse, perché in effetti quella capacità di ammapparsi che solitamente non sopporto in questo cereale, per fare le polpette diventa un’arma segreta per la loro buona riuscita e gradevolissima consistenza**)

Ingredienti per circa 30 polpette:

1 tazza di miglio*

2 tazze di acqua*

2 carote*

1 costa di sedano*

1 porro*

verza* o altra verdura a piacere (broccoli, zucca…)

1 uovo*

1 cucchiaino di curcuma

gomasio* (oppure semi di sesamo)

pangrattato

olio e.v.o*

Cuocere il miglio facendolo lessare nelle due tazze d’acqua con un pochino di sale per circa 20 minuti, quando l’acqua dovrebbe essere assorbita. Se dovesse cuocere un po’ di più non preoccupatevi tanto diventerà una polpetta.

Affettare il porro e tritare le carote con il sedano e far appassire tutto nella padella con l’olio, aggiungendo se necessaria un po’ d’acqua, affinché le verdure restino morbide. Tagliare la verza a striscioline sottili e aggiungerla alle verdure; far saltare un pochino poi aggiungere la curcuma e il gomasio, oppure il sale e dei semi di sesamo tostati (facoltativi secondo i gusti naturalmente). Terminare la cottura, poi lasciare intiepidire sia il miglio che le verdure e infine unire tutto in una zuppiera; aggiungere l’uovo (se l’impasto risultasse troppo liquido unire un po’ di pangrattato). A questo punto formare delle palline e passarle nel pangrattato (avendo cura di sciacquarvi spesso le mani altrimenti nell’impasto che state maneggiando finirà troppo pangrattato e le polpette potranno risultare un po’ dure : mi è successo una volta con delle polpette di baccalà, un vero peccato). Disporre le polpette in una pirofila o una teglia foderata di carta forno, versare un filo d’olio e infornare a 180°. Cuocere 10-15 minuti per lato.

Sono buone sia calde che fredde. Ne voglio un kilometro, anzi un miglio!

* ingredienti biologici

** fin’ora vi ho mai parlato di consistenza? No? Strano perché secondo mia mamma “consistenza” è la parola che pronuncio più spesso parlando di cibo. A voi non sembra importante la consistenza?

ME LA MERITO LA MERENDA!

Mi merito una merenda regina
Mi merito una merenda regina

La merenda è un pasto irrinunciabile. Non sto scherzando, se fossi una che riesce a saltare i pasti, preferirei saltare la cena piuttosto che la merenda. Ma non lo sono, una che salta i pasti. Sono un “dosha pitta” secondo la medicina ayurvedica, e in fatto di cibo significa che divento una belva se non mangio quando ho fame.

Voglio aprire una piccola rubrica di “merende” perché la merenda è affettiva, ricca di tenerezza, capace di evocare ricordi. Se poi si considera che la parola “merenda” deriva dal latino-tardo merere ossia “meritare” e significa quindi “cose da meritare”, come possiamo rinunciarci? Nessuno merita di rimanere senza merenda.

E per cominciare, la mia regina: PANE CON RICOTTA E MIELE. Un vero premio – per quando meritevoli, lo saremo molto.

La regina: pane, ricotta e miele
La regina: pane, ricotta e miele

– una fetta di pane (casereccio; e da fiorentina aggiungo senza sale)

– ricotta vaccina

– miele (Mille fiori? Acacia?)

– un divano per godersela

Chi non fa merenda, merito lo colga!

Il riso sulle labbra

Il riso sulle labbra
Il riso sulle labbra

Ieri, per la cena pre-natalizia del G.A.S che aveva come tema un “giro di risotti”, io ho fatto una piccola virata e ho sperimentato uno sformato di riso. E quanto mi è piaciuto!

Sformato di riso

Ecco dunque, che col riso sulle labbra, vi propongo la ricetta che può essere realizzata in un unico stampo o negli stampini a porzione:

x 350 gr. di riso (io ho usato quello semi integrale)*

X 200 gr di mozzarella fior di latte*

X 100 gr. di prosciutto arrosto

x 1 bicchiere di latte freddo parzialmente scremato

x noce moscata q.b.

x 8 cucchiai di parmigiano grattugiato*

X 1 uovo (piuttosto grande)*

x sale q.b.* (io uso sempre quello integrale perché la raffinazione è una maledizione! E siccome il sale integrale è sempre grosso, e non in tutte le ricette lo si può usare così, io lo frullo nel mixer)

X olio e.v.o*

Lessare il riso e poi metterlo in una terrina dopo averlo ben scolato. Spolverizzarlo con noce moscata grattugiata quindi aggiungere il bicchiere di latte freddo. Unire l’uovo e mescolare bene. Tagliare a dadini la mozzarella e aggiungerne metà al composto. Infine unire 5 cucchiai di parmigiano grattugiato ed un pizzico abbondante di sale.

Dopo aver foderato una pirofila tonda con carta da forno versare all’interno metà del composto. Livellarlo con una forchetta e sistemare sopra prima le fette di prosciutto arrosto e poi la mozzarella a dadini.

Quindi versare il rimanente composto a base di riso come ultimo strato livellandolo con i rebbi della forchetta (che bella parola “rebbi”!). Spolverizzare col restante parmigiano e bagnare la superficie con un filo di olio extravergine di oliva.

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A questo punto mettere in forno già caldo a 180° e lasciar cuocere per una mezz’ora o finché la superficie del tortino si sarà dorata. Una volta tolto dal forno lasciarlo intiepidire prima di servirlo in tavola.

p.s. Io a questi ingredienti ho aggiunto anche del cavolo fiolaro, un tipo di cavolo simile a quello nero ma dal sapore più delicato.

Cavolo fiolaro
Cavolo fiolaro

*ingredienti biologici

Le mie (poche) regole del lesso

SalsaSutra

Io ho iniziato a mangiare il lesso da pochi anni e a passi molto graduali e che mi azzardo a cucinarlo è ancora meno. Ma mi sono già fatta alcune idee ben precise derivate principalmente dall’ascoltare donne che invece lo cucinavano con regolarità.

1) Il lesso e il bollito non sono la stessa cosa. Io il bollito non l’ho mai fatto.

2) Per un buon lesso, la carne si butta in pentola quando l’acqua bolle; per un buon brodo, la carne si butta quando l’acqua è ancora fredda. Sto ancora aspettando l’illuminazione che mi permetta di farli buoni contemporaneamente.

3) Gli odori: cipolla, sedano, carota, patata, prezzemolo, pomodoro.

4) Il tempo di cottura: circa due ore. Ma quando posso lo cucino qualche ora prima e lo lascio intiepidire nel brodo (una sorta di lesso “alla marinara” visto che questa è la regola fondamentale per cucinare il polpo)

5) Quando avanza si fa la “francesina”, ovvero il lesso rifatto con le cipolle. Ancora una leggenda, mai successo.

6) Le salse: fondamentali, senza non c’è lesso. Io vado sul classico con maionese e senape ma ce ne sono tante e ogni famiglia ha le sue convenzioni. Dalla salsa verde al cren, dal piccante alla mostarda ognuno ha le sue preferenze, un po’ come con le posizioni del Kamasutra…perché godere, si gode uguale.

Salsa Sutra
Salsa Sutra

Qui gatta cicoria

“Ma quanto è bella la cicoria” disse la massaia contemporanea. “Grazie, non sei male neanche tu” rispose la cicoria.

da “I deliri della Massaia Contemporanea”

La cicoria spettinata
La cicoria spettinata

Ho scoperto la cicoria! Non che ignorassi la sua esistenza ma non l’avevo mai assaggiata e tantomeno cucinata. È apparsa qualche settimana fa nel listino del fornitore di verdure del G.A.S. e ho pensato di provarla: è stato amore a prima vista! È bella nei suoi eleganti ciuffi scarmigliati, si pulisce velocemente ed ha molte proprietà benefiche per il corpo. A questo link potete trovare tutte le spiegazioni http://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/10284-cicoria-proprieta-usi

Per quel che so, la si può usare sia cotta che cruda ma io la preferisco cotta perché è una verdura piuttosto amara e usata cruda, ad esempio nell’insalata, per me è troppo forte. Ma cotta e magari unita in qualche ricetta con altre verdure è perfetta. Io per adesso l’ho cucinata saltata in padella con aglio e olio come contorno, l’ho usata nella pasta, in una torta salata e in uno strudel di verdure. Ma la preparazione che mi ha soddisfatta di più è stata la

Frittata con patate e cicoria

Ingredienti per 2 persone:

4 uova

2 patate

300 gr di cicoria (la parte più alta, fogliosa, tralasciando le coste)

Parmigiano

1 spicchio d’aglio

olio e.v.o e sale q.b.

Lessare la cicoria poi scolarla, strizzarla e tagliarla piuttosto finemente per saltarla in padella con olio e aglio. Intanto tagliare a dadini le patate e cuocerle in padella con l’olio. Sbattere le uova con un pizzico di sale e del formaggio Parmigiano grattugiato. Una volta che saranno pronte, unire le due verdure in un’unica padella, schiacciarle un pochino con la forchetta e poi versare le uova e procedere alla cottura.

Et voilà la frittata è fatta! Ops…

Frittata con cicoria e patate

Maionese contemporanea

 Io la maionese la compro molto raramente.

L’idea di comprare pochi cibi pronti, inscatolati o in barattoli fa parte delle mie piccole scelte quotidiane: in generale meno il cibo è manipolato e più è facile che finisca nel mio carrello. Ad esempio se devo fare una salsa di pomodoro io compro i pelati; polpe pronte, passate, pezzettoni hanno attraversato troppe fasi per la loro breve vita di verdure. E così è con la maionese, cui si aggiunge il fatto di essere un alimento piuttosto grasso e riservato a rare ma imprescindibili occasioni; ad esempio d’estate per i pomodori ripieni o in quelle sere d’inverno in cui faccio “il lesso”. Sere piuttosto recenti devo precisare perché la massaia contemporanea tanti piatti li ha assaggiati per la prima volta negli ultimi anni, essendo stata prima una bambina che non mangiava, poi una bambina che mangiava pochissimo, poi una ragazzina che mangiava troppo ma con scarsissima scelta e oggi, sono una buongustaia, nel senso più nobile del termine. Ebbene, nonostante la maionese costituisca sempre una rarità nel nostro frigo, adesso almeno le spetta un posto d’onore invece che il solito spazio striminzito sul ripiano dello sportello, perché da qualche mese la faccio in casa. È stato facile, e io che credevo che fosse un’impresa ardua! La maionese impazzirààà mi risuonava nella testa ogni volta che mi coglieva la balzana idea di cimentarmi; chissà perché questa cosa dell’impazzire mi spaventa così tanto: sarà per la delusione provata la prima e ultima volta che ho fatto la crema pasticcera? O perché tra me e la pazzia c’è un fine legame? O forse perché mi faceva impazzire l’dea di coordinare le braccia sbattendo l’uovo con una mano e versando l’olio a filo con l’altra. Altro che massaia, qui ci vuole un giocoliere – che già, questa cosa del versare “a filo” fa abbastanza paura da sola. Ma infondo, a fregarmi, era stata la mia ingenuità, non avendo calcolato di avere a portata di mano l’oggetto migliore che possa occupare un suo spazio in cucina, l’amico del cuore della cuoca contemporanea, l’utensile che mi fa sentire onnipotente e che una volta mi ha fatto persino la manicure, anche se un po’ drastica…insomma, il frullatore a immersione.

Nelle mie ricerche in rete per capire meglio dosi e modalità ed eventualmente decidere la “mia” ricetta ho anche scoperto varie piccole cose. Ad esempio che le uova possono essere fredde di frigo, non è la loro bassa temperatura a provocare l’impazzire della salsa, piuttosto la differenza di temperatura tra gli ingredienti: l’importante è che siano o tutti freddi o tutti a temperatura ambiente. Poi ho scoperto, questo in maniera empirica, che la maionese appena fatta è piuttosto amara, soprattutto se come me, la si fa con l’olio e.v.o ma che, se lasciata qualche ora in frigorifero prima di mangiarla l’amaro si stempera notevolmente .

Ma veniamo alla ricetta della Maionese contemporanea, fatta col frullatore e rigorosamente con l’assaggio col dito!

la mia maionese è quella fatta col frullatore e con l'asssaggio col dito!
la mia maionese è quella fatta col frullatore e con l’asssaggio col dito!

1 uovo intero + 1 tuorlo (risulterà più leggera se si lascia anche l’albume)

250 ml olio e.v.o.

1 pizzico di sale

succo di 1 limone (o tre cucchiai di aceto bianco)

Mettere nell’apposito bicchiere del F.aI. tutti gli ingredienti, cominciando dalle uova. Poi immergere il mixer e dopo averlo azionato muoverlo con movimenti dal basso verso l’alto (usate la fantasia e verrà una maionese afrodisiaca) procedendo però verso l’alto in modo da lasciare spazio alla maionese che intanto sta montando. La salsa dovrà risultare molto cremosa, se fosse troppo liquida aggiungere altro olio.

Torte salate & Co. – la pasta al vino –

Io ho sempre le mani fredde. La mia circolazione somiglia a quella delle lucertole: da settembre ad aprile una temperatura cadaverica, col sole d’estate poi, si stemperano un po’.

Lucertola

Ma questo che c’entra con il cucinare, direte voi? Ebbene, per fare le torte salate c’entra eccome! Negli anni ho provato a preparare diversi tipi di pasta (da quella per il pane e la pizza, alla pasta frolla per i dolci) e ho scoperto che quelle non lievitate mi vengono benissimo mentre quelle col lievito, una ciofeca! All’inizio non mi davo pace, poi ho capito il perché ma a quel punto il mio era già diventato disamore per le paste a lievitazione. Il fatto è che un impasto col lievito ha bisogno di calore, mentre le paste senza, che spesso sono con il burro, hanno bisogno di non essere scaldate troppo durante la lavorazione e di essere anche tenute un po’ in frigo prima della cottura. Ecco, le mani gelate della massaia contemporanea sono mani da frolla; o da brisè. Amando spassionatamente le torte salate, la pasta brisè è stata una delle mie preparazioni più frequenti, perché da anni non compro più le paste pronte al supemercato. Poi però, col tempo, volendo limitare l’uso del burro ho cercato delle alternative e alla fine mi sono imbattuta in un tipo di pasta che adoro, la pasta al vino. Io la uso come base per le torte salate, per gli strudel di verdure o per fare degli stuzzichini da aperitivo (magari aggiungendo dei semi di sesamo all’impasto); è più saporita della pasta brisè e io la trovo più digeribile.

Pasta al vino

Pasta al vino
Pasta al vino

300 gr di farina

100 gr di vino bianco secco

80 gr di olio e.v.o

sale q.b.

Impastare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica. Stenderla col matterello.

Strudel di verdure pasta al vino ripiena di verdure miste di stagione e besciamella
Strudel di verdure
pasta al vino ripiena di verdure miste di stagione e besciamella
Torta salata con pasta al vino ripiena di cavolfiore, ricotta e parmigiano.
Torta salata con pasta al vino ripiena di cavolfiore, ricotta e parmigiano.

Col cavolo un primo!

È iniziata la stagione del cavolo, in tutti i sensi; nel senso buono, oggi ho comprato il primo cavolfiore. E per rendere omaggio a questo primato ho deciso di cucinarci proprio un primo: la pasta. Semplice semplice, buona buona.

Ingredienti:                  

Cavolfiore, acciughe e peperoncino Cavolfiore, acciughe e peperoncino

                                 

x cavolfiore*

x acciughe sotto’olio

x olio e.v.o*

x spicchio d’aglio*

x peperoncino

x pasta corta*

Pulire il cavolfiore e dividerlo in tanti alberelli, cuocerli al vapore. Far soffriggere in padella lo spicchio d’aglio con l’olio e poi farci sciogliere 1-2 filetti d’acciuga. Unire il cavolo, farlo rosolare e poi aggiungere il peperoncino. Una volta insaporito il tutto schiacciarne bene una parte con la forchetta in modo che possa legare meglio con la pasta. Se risultasse troppo asciutto aggiungere un pochina d’acqua. Intanto cuocere la pasta al dente e poi saltarla nella padella col sugo. Servire aggiungendo un filo d’olio a crudo.

p.s. Io ho usato la pasta di farro perché mi piace, la digerisco meglio e con i sughi “in bianco” è perfetta (meno con quelli al pomodoro perché si accentua l’acidità) ma voi potrete usare quella che preferite.

Pasta col cavolfiore Pasta col cavolfiore

Una cena all’improvviso

Sono le 11.52, non avendo fatto colazione lo stomaco inizia già a borbottare ma, come accade quando sono sola, non ho voglia di preparami niente che implichi l’uso di pentole e stoviglie. Quindi non resta che il mio alleato più grande: pane e olio.

Però, siccome stasera invece saremo in due, e cucinare per qualcuno è più bello, comincio a preparare la cena; oggi pomeriggio lavoro (That’s Incredible!) poi verso le 20.00 devo uscire per andare al corso di swing quindi se la cena è già pronta, è meglio. Il frigo mi occhieggia addolorato mostrandomi il vuoto che ha dentro. Dal freezer sovraffollato invece provengono lamenti simili a quelli delle anime dei dannati sommersi dal ghiaccio nel Cocito dell’Inferno dantesco e francamente, non ho voglio di aprirlo. Ritorno ad aprire lo sportello del frigo e, dalla cassetta delle verdure ecco che riemergono due sacchetti dimenticati: in uno i finocchi e nell’altro la zucca. Bene, problema cena risolto. Menù: vellutata di finocchi e polpette di zucca…a modo mio! Non le ho mai fatte quindi per prima cosa sbircerò un po’ su internet e poi aggiusterò il tiro secondo i miei gusti e quello che ho a disposizione. Chiedo scusa in anticipo perché non sarò precisa sulle quantità ma la mia (tranne quando si tratta di dolci) è una cucina empirica.

Zucca e finocchi
Dal frigo emergono Zucca e Finocchi

Vellutata di finocchi

5 finocchi puliti e tagliati a pezzetti*

1 patata*

1 scalogno*

olio q.b.*

sale q.b

latte parzialmente scremato

noce moscata

Far bollire in acqua NON salata i finocchi e la patata fino a metà cottura. Scolarli tenendo dell’acqua di cottura che andrà aggiunta più avanti. Se ne lasciate un po’ di più, una volta fredda la potrete bere (il finocchio è digestivo, carminativo e sfiammante per il colon). In un tegame far soffriggere lo scalogno con l’olio e poi buttarci la verdura e farla rosolare aggiungendo un po’ di sale. Dopo qualche minuto aggiungere un po’ di latte p.s. e una grattugiata di noce moscata. Poi aggiungere tanta acqua di cottura dei finocchi quanta ne basta a coprirli (non troppa, le vellutate son buone dense e poi siete sempre in tempo ad aggiungerne altra). Far cuocere finché i finocchi non saranno sfatti e poi affidarsi al mitico frullatore a immersione per ottenere la vellutata.

Si può servire con dei tocchetti di pane abbrustoliti o passati in padella con un po’ d’olio.

Polpette di zucca

Zucca *

1 uovo*

parmigiano*

erba cipollina* (io ce l’ho sul terrazzo ma potete scegliere anche altre erbe aromatiche tipo il prezzemolo)

pangrattato

sale e pepe q.b.

Pulire, tagliare a dadini la zucca e cuocerla al vapore. Una volta fredda schiacciarla con una forchetta, aggiungere l’uovo, sale e pepe, l’erba cipollina tritata e il parmigiano. Se il composto non è abbastanza denso aggiungere un po’ di pangrattato. Formare delle palline e passarle nel pangrattato. Cuocerle in forno per 20 minuti a 180° circa. (Io le cuocerò stasera, quindi le conserverò in frigo, così hanno anche il tempo di rassodarsi).

Bene, è tutto pronto adesso non resta che pulire e mettere a posto…GGGRRRRR!

Io nel frattempo ho scritto questo post e mangiato pane* e olio*. N.B. Il pane era quello di martedì scorso ed era ancora buono: W Marco il nuovo produttore di pane di Gassingrasso!

*ingredienti biologici

***

 

 

Aggiornamento delle 22,52 I crostini di pane li ho preparati saltandoli in padella nell’olio in cui avevo fatto sciogliere un paio di acciughine sott’olio, una bontà. Il risultato è stato questo, ed è da ripetere.

La vellutata di finocchi con i crostini di pane
La vellutata di finocchi con i crostini di pane
Polpettine di zucca con parmigiano e erba cipollina. La prossima volta al centro ci metto anche una sorpresina di formaggio filante!
Polpettine di zucca con parmigiano e erba cipollina. La prossima volta al centro ci metto anche una sorpresina di formaggio filante!