Una cascata di riccioli (Spaghetti di zucchine al pesto fantasia)

Quella degli spaghetti di zucchine mi sembrava quasi una leggenda metropolitana; ho visto fior fior di fotografie su Instagram, ho letto articoli di foodbloggers che fanno tendenza, ho letto varie ricette e infine li ho assaggiati – ma cucinati da uno chef (ovvero persona capace e avvezza alla più complessa manualità culinaria). Ma io immaginavo cuochine bugiarde che immortalavano set fasulli – con spaghetti di grano arrotolati e poi tinti di verde – dopo aver scagliato contro la parete la macchinetta infernale, la spiralizzatrice (!!!), che poc’anzi probabilmente aveva spappolato 600-700gr abbondanti di bio zucchine perfette, dritte come fusi e belle sode. 

E invece no, l’aggeggio funziona davvero e io stasera mi sono mangiata un bel piatto di spaghetti di zucchine conditi con un pesto che era la fine del mondo e che, benché felice di aver contribuito al successo della cena, ad un certo punto mi ha fissata mandandomi un messaggio telepatico che diceva più o meno così:

< domani ci si riprova con la roba seria eh, che altrimenti mi va a male la reputazione! >  

Quindi di seguito troverete la ricetta degli spaghetti di zucchine al pesto fantasia; sughetto che ben si adatterà anche ad un bel piatto di pasta tradizionale. 

img_5512

Per gli spaghetti:

una volta acquistato lo spiralizer preferito, scegliete attentamente le zucchine: naturalmente saranno bio; abbastanza grosse di diametro (secondo le dimensioni del proprio neo attrezzo); senza troppe imperfezioni e piuttosto dritte, per facilitarne il taglio.

Eliminate le estremità e togliete la buccia se volete – seguite i vostri gusti ed eventualmente aiutatevi con un pelapatate.

img_5507

Procedete alla formazione dei riccioli e una volta terminata questa operazione scaldate una piastra o una padella antiaderente, ungetela leggermente strofinandola con un tovagliolo imbevuto d’olio. Una volta calda, cospargete la piastra con un po’ di gomasio (facoltativo); aggiungete gli spaghetti e senza toccarli fate andare un paio di minuti a fuoco vivo poi toglieteli e conditeli col pesto.

img_5511

Preparate prima il pesto, così potrete dedicarvi all’ultimo momento al taglio delle verdure che in tal modo saranno belle croccanti e fresche.

Per il pesto:

  • basilico fresco bio 20 gr

  • foglie di menta secondo i gusti (considerate che la freschezza della menta deve essere ben chiara tra i sapori, senza però divenire sentore troppo acuto)

  • mandorle spellate 1 cucchiaio

  • pinoli 1 cucchiaio

  • succo di limone 1 cucchiaio

  • formaggio spalmabile 1 cucchiaio (io philadelphia senza lattosio)

  • due pomodori da insalata non troppo grandi (tolti i semi e le costole più dure e tagliati a pezzi)

  • 1 pomodoro secco

  • olio q.b

  • sale e pepe q.b

img_5515

Unire tutti gli ingredienti e frullare col frullatore a immersione procedendo poco alla volta nell’aggiungere l’olio fino a raggiungere la consistenza cremosa tipica dei pesti. Se prima di condire il piatto, il pesto si fosse un po’ rappreso, stemperatelo con poca acqua tiepida.

Della composizione del piatto:

  • mozzarella fiordilatte

  • olive nere denocciolate

Una volta conditi gli spaghetti (avendo l’accortezza di non smuoverli troppo affinché non si spezzino), impiattarli cospargendone poi la sommità con una dadolata di mozzarella e olive.

Un filo d’olio e bon appetit!

 

img_5513

Annunci

Zuppetta di porri gratinata

img_3785

Ed ecco qua una zupetta niente male! Economica, facile e anche piuttosto leggera. Una zuppetta che può diventare interamente vegana se si sostituisce il parmigiano con i fiocchi di lievito secco; o un po’ più ricca (soprattutto in calorie) se si sostituisce la panna di soia con la panna vaccina.

Ingredienti per 2 persone*:

  • 5/6 porri

  • 2 belle patate

  • le bucce delle patate (se queste sono bio e di buona qualità)

  • panna di soia

  • parmigiano

  • pangrattato

  • acqua

  • olio e.v.o

  • sale, pepe e noce moscata

  • pane tostato per accompagnare

Mettere a scaldare dell’acqua e salarla; accendere il forno a 180°. Pulire e affettare sottilmente, togliendo la parte più verde, i porri e metterli in un tegame con dell’olio facendoli rosolare dolcemente per poi aggiungere un romaiolo o due d’acqua;

img_3777

mentre cuociono i porri lavare bene e sbucciare le patate (tenendo da parte le bucce!) e affettarle con la mandolina aggiungendole così ai porri: salare, pepare e grattare un pizzico di noce moscata (c’è scritto “un pizzico” ma devi leggere “un monte” perché a me la noce moscata piace tanto). Aggiungere via via un po’ d’acqua tirando a cottura: la quantità d’acqua sarà quella necessaria ad ottenere una zuppa molto soda.

Intanto tagliare a striscioline sottili le bucce di patate e dopo averle condite con olio, sale e pepe, metterle in forno finché non saranno ben dorate e croccanti.

La zuppa sarà pronta quando i porri e le patate si saranno sfaldati e ridotti in una purea grossolana. A questo punto spegnere il fuoco e aggiungere tanta panna da cucina quanto sarà necessaria affinché la zuppa risulti cremosa ma densa; coprire e lasciar riposare.

IMG_3780.JPG

Preparare la gratinatura mischiando un bel po’ di parmigiano, del pangrattato, sale e ancora un po’ di noce moscata (oh allora!). Ungere due terrine, versarci la zuppa, cospargerla con la gratinatura e infornarla. Far cuocere per circa 10/15 minuti dando un colpo di grill se necessario per dorare bene in superficie. Mentre cuoce la zuppa mettere a tostare alcune fette di pane.

IMG_3784.JPG

Servire cospargendo la superficie di bucce di patata croccanti e accompagnare con il pane.

IMG_3778.JPG

p.s. consiglio di farla intiepidire prima di mangiarla… 🙂

*tutti gli ingredienti sono bio

 

 

 

Zuppa di pomodoro fredda

IMG_7498

Ci resta ancora un po’ di estate. L’autunno non ha ancora riempito il suo sacco e alcuni giorni sono ancora sparsi sulla strada che ci porta ad esso. Un avanzo, un rigurgito, l’ultimo vagito di stagione. E allora non posso che riempirmi la bocca di rosso, freddo e pomodoro per addolcire la nostalgia che già mi coglie.

Zuppa di pomodoro fredda:

IMG_7494

(fatta con quel poco che ho trovato in dispensa dopo qualche giorno fuoricasa io, dentrocasa lui – flam nur inin, la luce dei miei occhi).

2 barattoli di pomodori pelati bio

3 peperoncini Peter Pepper (sostituibili con peperoni verdi dolci tipo i friggitelli o piccanti secondo il vostro gusto)

500 ml di brodo vegetale (fatto col dado ma bio e senza glutammato)

10-12 foglie di basilico

1 bicchiere di latte di cocco

1 pizzico di zucchero

olio e.v.o bio q.b.

Sale integrale q.b.

Io ho passato i pomodori pelati per eliminare i semi (ma potrete evitarlo facilmente e frullarli nella zuppa quando più avanti dovremo usare il frullatore a immersione) e li ho messi in un tegame con un goccio di olio e i peperoncini privati dei semi e tagliati a pezzetti; ho iniziato a scaldarlo aggiungendo un po’ di zucchero per togliere l’acidità. Ho preparato il brodo aggiungendo al dado le foglie di basilico per poi versarlo nel tegame col pomodoro. Ho vivacizzato la fiamma e aggiunto un po’ di sale lasciando cuocere per 25-30 minuti coprendo e abbassando il calore dopo i primi 10-15. Infine ho spento e frullato tutto col frullatore a immersione. Una volta intiepidita la zuppa ho aggiunto un bicchiere abbondante di latte di cocco e aggiustato di sale.

IMG_7497

L’ho servita ben fresca (almeno 3 ore in frigo) con crostini di pane respirando il profumo di basilico.

IMG_7495

Di pesti e pistou, con la salvia il pasto lo salvi pure tu!

IMG_5628

La mia passione per pesti e pistou (versione provenzale, solo vegetale) ormai ha raggiunto la dipendenza e chi mi segue su Instagram sa che senza quello di rucola e mandorle – nella versione senza formaggio – non posso stare.

11751956_10206107827728268_1621948745484911869_n

Con erbe, olio e frutta secca si possono ottenere moltissime varianti (buona anche quella rucola, basilico e mandorle) cui si può decidere o meno di aggiungere il formaggio (parmigiano e pecorino ad esempio) e il cui utilizzo in cucina è assai vario, costituendo un alleato notevole per l’estate. Sulla pasta, sul pane (la mia preferita), insieme a formaggi di capra, o da aggiungere a qualche vellutata fatta con verdure di stagione, i pesti sono una risorsa veloce e gustosa. Basterà tenere sul balcone qualche pianta di erbe aromatiche e un po’ di frutta secca in dispensa e con l’aiuto del fedele Frullatore a Immersione, in qualunque momento potrete improvvisare una spaghettata o degli originali stuzzichini per l’aperitivo.

Di seguito alcune soluzioni che ho adottato con soddisfazione:

IMG_3617

IMG_5706IMG_5705

L’ultimo esperimento che ho fatto è stato con la salvia, erba aromatica che solitamente uso poco. Siccome però non amo le discriminazioni ho cercato una soluzione e la scoperta è stata a dir poco felice!

Dal sapore fresco e delicato per il pesto di salvia vi serviranno:

IMG_5622

30-40 foglie di salvia (secondo la grandezza: io ho colto quelle più piccole e tenere)

la scorza di un limone non trattato (solo la parte gialla)

35 mandorle pelate

4 filetti di acciughe sott’olio

Olio e.v.o qb

sale grosso q.b.

IMG_5623

IMG_5624

IMG_5625

Basterà tritare gli ingredienti nel mixer o col frullatore a immersione partendo dalle mandorle e aggiungendo infine tanto olio quanto basta per raggiungere la consistenza desiderata (più denso per crostini e farciture, più liquido per la pasta) per ottenere in pochi minuti una salsa squisita.

IMG_5626

IMG_5629

IMG_5641

Total white depurativo con finale a contrasto**

IMG_2784

Durante le feste di Natale si mangia parecchio. Più del solito, più del dovuto; peccati di gola a volontà trullalero trullallà.

Quale è stato il vostro menù del 25? e quello del 24? e del 26? Non sto cercando di girare il coltello nella piaga…sono curiosa (disse ridendo sardonicamente pur sapendo di essere con un piede sulla stessa bilancia). Noi quest’anno siamo andati sul tipico toscano: crostini di fegatini, torte salate, tortelli di patate al ragù, “gran pezzo” alla fiorentina con purè di patate, per pranzo. E a cena tortellini in brodo e lesso di manzo e cappone con lenticchie. Il 26 poi, avanzi.

Ma tra Santo Stefano e l’ultimo dell’anno cerchiamo di darci una calmata!

Zuppe, frutta, verdura, tisane; frutta secca; e qualche ricciarello. E ovviamente anche il prosecco.

Perseguendo la mia ideale voglia di purezza (quella drenata, limpida, nient’affatto appesantita e soprattutto priva della pallina di natale – o meglio del bubbone natalizio – che a me invece è spuntato sul mento) ieri sera ho optato per un menù “total white” con una vellutata di finocchi e sedano al ginger:

IMG_2785

– 5 finocchi*

– il cuore di un sedano

– brodo vegetale (io l’ho fatto col dado ma di quello bio e senza glutammato)*

– mezzo bicchiere di latte p.s.

– 4 cucchiai di panna vegetale (io di riso)*

– 5 cm di radice di ginger (zenzero)

– 1 spicchio d’aglio*

– olio e.v.o*

– sale* q.b.

Mettere a rosolare in un tegame l’aglio nell’olio; pulire e affettare finemente i finocchi e il sedano e saltarli in tegame a fuoco vivace per qualche minuto aggiungendo un po’ di sale. Quando si saranno insaporiti versare il brodo fino a coprire a filo e lasciare andare per 10 minuti con su il coperchio. Quando il liquido sarà diminuito rabboccare con il latte (e più avanti con altro brodo o acqua se necessario) e unire la radice di zenzero tagliata a pezzettini. Una volta che la verdura sarà cotta procedere a frullare tutto col frullatore ad immersione. Prima di servire calda, aggiungere la panna vegetale per dare un po’ più di corpo alla vellutata.

IMG_2783

Però c’è un “però”. Ché io, un biscottino a fine pasto me lo mangio volentieri.

E allora con sprezzo, quasi a voler profanare quella distesa di bianca purezza, ho sfoderato le “pepite al cioccolato” comprate al supermercato.

IMG_2781

Potrò pur comprare dei biscotti visto che in questa casa non è comparso né un panettone, né un pandoro e tantomeno si è vista una briciola di torrone!!! (e non conta se a me non piacciono, non è colpa mia se i dolci natalizi non mi inducono in tentazione)

Comunque ho fatto una gran scoperta: Il mondo di Laura – biscottificio artigianale di Roma. Le pepite sono strepitose e mi sa che domani le ricompro!

IMG_2780

* ingredienti biologici

** ATTENZIONE questo è il post con il maggior spirito natalizio che mi è stato possibile reperire.

Circumnavigando la tiella (TIELLE SETOISE)

IMG_1602

Conoscete il cantautore francese Georges Brassens? Considerato un grande maestro della canzone d’autore è stato poeta, attore e scrittore di Sète – nel sud della Francia – morto all’età di 60 anni, nel 1981. Se non direttamente forse lo conoscete tramite Fabrizio De André che ne tradusse una canzone in “il gorilla” (le gorille).

A Sète c’è un bel museo dedicato all’autore di alcune delle più belle, ironiche e dissacranti canzoni che abbia ascoltato e sicuramente andarci vale la pena. Non solo per la chanson francaise perché la cittadina portuale, patria anche di Paul Valérie, si trova in una zona bellissima della Francia, l’Hérault nella Languedoc-Roussillon, in mezzo allo stagno di Thau famoso per l’allevamento dei frutti di mare, accanto a Frontignan patria del vino Muscat, sulla strada per le saline della Camargue. Fate una visita al MIAM (il museo internazionale dell’arte “modesta”) e poi recatevi in rue Gambetta, dove potrete trovare la fromagérie “Lou Pastrou” (“il pastore”, in lingua occitana) dalla quale sono stata portata via a forza dopo aver abbracciato e baciato la grande boîte del burro. Se ci andate in agosto, durante la festa di Saint Louis potrete assistere alla giostra che si tiene sui canali, che mostra due avversari posizionati sulla prora di altrettante imbarcazioni e armati di lancia e scudo in legno che si assaltano per far cadere in acqua l’avversario. Potrete stare seduti sulle gradinate posizionate all’uopo lungo il canale e assistere alla gara mangiando una tiella.

IMG_1598

La “Tielle sétoise”, la tiella di Sète, è una torta salata a base di polpo o piccole seppie in umido che i marinai si portavano in barca quando uscivano a pesca. Sembra che la ricetta sia nata grazie all’idea di un italiano (me lo ha detto un francese…di larghe vedute) che negli anni ’30 del secolo scorso (…silenzio…ho quasi 40 anni…) la pensò per poter sfruttare quei polpi che, in qualche modo sciupati nell’aspetto, non potevano essere venduti.

IMG_1597

Quando l’ho assaggiata la prima volta non credevo al mio palato e sinceramente non so più quante ne ho mangiate. Mi sono portata a casa una cartolina che riportava la ricetta. Naturalmente sommaria, ho poi scoperto. E sono seguiti vari tentativi culinari dai risultati altalenanti. Quello che non mi soddisfa mai è la pasta, sempre troppo lontana dal mio ricordo; forse idealizzato, come succede per gli amori fugaci. L’ultima versione però è risultata davvero buona; tanto da perdonare alla pasta il suo non essere il mio primo amore e riconoscerla per quello che è, come si fa con un amore vero.

Les amoureux des bancs publics

La tiella può essere preparata sia con la pasta di pane che con la pasta al vino. Io che con le paste a lievitazione sono una frana, ho optato per la seconda versione; interessante anche perché diversa rispetto alla pasta al vino che preparo spesso e più simile alla pasta brisée.

IMG_1601

Per la pasta:

Farina 250 gr

Olio e.v.o 4 cucchiai

Vino bianco secco 50ml

1 uovo

un pizzico di sale

(queste sono le dosi che ho usato l’ultima volta ma secondo me possono essere aumentate un po’ – 300 gr di farina? – per rendere più spesso lo strato di pasta e dare una consistenza più sostanziosa al morso)

Per il ripieno:

Polpo 500-700gr (o delle seppioline o un misto dei due)

Pomodori pelati, 1 barattolo

1 cipolla dorata

1 spicchio d’aglio

Zafferano, qualche pistillo di

Peperoncino (facoltativo)

Concentrato di pomodoro

Sale q.b.

Olio e.v.o qb

Per cuocere il polpo mettetelo in una grossa pentola piena d’acqua con un po’ di aceto e qualche tappo di sughero. Accendete il fuoco e fate cuocere 30 minuti da quando l’acqua stacca il bollore. Lasciare intiepidire nell’acqua di cottura quindi tagliarlo a pezzetti abbastanza piccoli.

IMG_1595

Tritate aglio, cipolla ( e un po’ di peperoncino se vi piace) e fateli rosolare in padella; aggiungete il pomodoro, e salate. Fate insaporire per qualche minuto quindi aggiungete 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro, qualche pistillo di zafferano e infine il polpo. Fate cuocere il tutto a fuoco moderato per 20-25 minuti. Una volta terminata la cottura del polpo fatelo raffreddare bene. Intanto preparate la pasta sbattendo in una ciotola l’uovo con l’olio, il vino e un pizzico di sale; aggiungete la farina e lavorate la pasta fino a renderla omogenea; dividetela in due porzioni, una delle quali un po’ più grande (1/3 e 2/3). Prendete quest’ultima e stendetela a disco su un foglio di carta forno che poi adagierete in uno stampo a cerniera o in una pirofila tonda dal bordo abbastanza alto. Versateci il polpo in umido e copritelo con l’altro disco di pasta che intanto avrete steso, facendo attenzione a sigillare bene i bordi. Spennellate la superficie con un po’ di latte e mettete in forno caldo a 180° per 25-30 minuti.

IMG_1596

L’ho servita accompagnata da un’insalatina di sedano, olive taggiasche e capperi tritati.

IMG_1600

Et voici mon naviguer entre les souvenirs…

IMG_1576

Pesto di rucola

20140521-134942-49782109.jpg

 

 

Avete mai provato il pesto di rucola? D’estate, insieme a dei pomodorini, è una goduria per condire gli spaghetti. Ma io lo uso spesso anche spalmato su una fetta di pane o con la bresaola per farcire dei panini.

50 gr di rucola*
70 gr di mandorle pelate*
30 gr di pecorino stagionato (o parmigiano)*
Olio e.v.o*

Tritate finemente il formaggio e le mandorle nel mixer. Nel bicchierone del frullatore a immersione unite la rucola lavata e tagliata grossolanamente, un po’ d’olio e un pizzico di sale e procedete a pestarli alla maniera “contemporanea” – ma se volete procedere con mortaio e pestello avrete tutta la mia stima! Aggiungete via via un po’ d’olio (a occhio) e poi incorporate anche il trito di mandorle e formaggio. Date un’altra frullatina per amalgamare il tutto e se necessario aggiungete altro olio fino a rendere la salsa della consistenza giusta.
Mettete il pesto in un barattolo e lasciatelo riposare in frigo fino al giorno dopo; in questo modo perderà il forte amaro della rucola.

*ingredienti biologici

 

 

 

Spaghetti agli aromi, quando in pausa pranzo vesti i panni della blogger

 

Spaghetti agli aromi

Pausa pranzo: se mangio un altro trancio di pizza al volo, muoio. Devo cucinare qualcosa a casa.

  • Valutazione dei tempi: 1h e 30 min per andare, cucinare, mangiare e tornare. Ok, se riesco ad inventarmi qualcosa nel tragitto verso casa, ce la faccio.

  • Valutazione delle voglie: petto di pollo al curry con riso basmati…scartare; spaghetti al pesto…scartare; spaghetti…si, spaghetti ok, ma con cosa?

  • Seconda valutazione delle voglie: qualcosa di fresco. Limone, erbette.

  • Spaghetti, limone, erbette…ok, ci sono quasi.

A casa: ispezione in frigo, nei pensili, in dispensa.

Trovato: pinoli e pangrattato.

Metto l’acqua sul fuoco, intanto corro in terrazza e colgo: erba cipollina, menta, origano, prezzemolo, basilico. Trito tutto nel mixer.

Soffriggo uno spicchio d’aglio intero con dell’olio e.v.o in padella e, una volta colorito, aggiungo una manciata di pinoli; quando si sono tostati un po’ tolgo l’aglio e spengo il fuoco.

Quando l’acqua bolle, metto il sale e butto gli spaghetti.

Un minuto prima di scolarli metto il trito di erbe in padella con un paio di cucchiai di pangrattato e la scorza grattugiata di un limone, riaccendo il fuoco, scolo gli spaghetti e li butto in padella facendoli saltare molto velocemente.

Mangio. Mangio? No, scatto una foto. Brutta, ne scatto un’altra.

Mi siedo, inizio a mangiare…che profumo, e che buon sapore. Intanto condivido la foto su Instagram. Che buon profumo, e che sapore! Prendo il piatto, mi siedo davanti al computer e inizio a scrivere mangiando. Tra tastiera, forchetta, piatto e spaghetti faccio un po’ di giocoleria e riprendo al volo un pinolo che sta per cadere.

Mangio l’ultima forchettata, scarico la foto sul computer poi butto il piatto nell’acquaio, ingollo un bicchiere d’acqua, prendo chiavi e borsa e uscendo, premo “PUBBLICA”.

 

Spaghetti al pomodoro

Spaghetti al pomodoro. E ho detto tutto!

promessa d'estate

promessa d’estate

O forse no.

 

È la voglia di buono. È la voglia di semplice. È la voglia che hai quando torni da un viaggio all’estero. È la promessa d’estate quando è ancora primavera; è nostalgia in inverno con l’ultimo barattolo di conserva. È desiderio di basilico.

Lo spaghetto al pomodoro è voglia di sentirsi partenopei. È una sfida, perché la semplicità ti frega. È immediato, perché la semplicità si lascia intuire. È immediato perché quegli ingredienti ce l’hai sempre in cucina; e per questo è anche l’ultima risorsa.

Quando sei piccolo è il salto dalla pasta all’olio. È il piatto che la mamma cucina quando c’è un tuo amico a cena. È un piatto “da casa” che non mangio al ristorante, mai.

Gli spaghetti al pomodoro hanno colori primari e sono sfacciatamente nazionalistici. Sono impietosi con qualunque tipo di mise e riescono a macchiarla senza farsi vedere. Il loro potere evocativo risiede nel basilico – irrinunciabile – e riaffiora dal nostro inconscio collettivo di italiani; anche se io metto la cipolla e tu l’aglio.

È un piatto che basta un niente per trasformarlo in qualcosa di completamente differente (olive? Capperi? Peperoncino? Mozzarella? Tonno?) e anche quando non potrebbe essere più uguale a se stesso, non è mai lo stesso. È comunque una certezza. È la voglia di familiarità. È la voglia di buono.

 

Risotto asparagi e scampi, il Re di primavera!

 

IMG_6369

Avete presente quando Signora Ispirazione viene a trovarvi? (pensateci con calma e cercate di riportare alla mente il friccicore epidermico di quella volta).

Ecco, ieri lei ha bussato alla mia porta e fortuna ha voluto, che avessi tempo e modo di farla entrare. Alla fine dell’incontro dalla pentola è uscito il Risotto con scampi e asparagi, che ho immediatamente incoronato come Re di questa primavera.

Il tutto ha avuto inizio due giorni fa quando, dopo cena a base di asparagi alla Bismarck, me ne sono avanzati un po’ cotti al vapore: domani si fa un risottino. Risottino che poi è cresciuto nella testa, ci ha vissuto, diventando una ricetta un po’ più elaborata (ma nient’affatto difficile); con ingredienti che andavano e venivano, accostamenti che si assemblavano per poi disfarsi e ricomporsi in altro gusto, tanto da sembrarmi di sentirli nella bocca. E alla fine, è andata così:

 

Ingredienti:

IMG_6393

 

– riso* (io ho usato il “baldo” semilavorato – da coltivazione biodinamica dell’azienda Cascine Orsine)

– 1 mazzetto di asparagi*

– 300 gr di scampi freschi

– 1 scalogno*

– scorza di un limone non trattato*

– 3 cucchiai di yogurt naturale intero*

– olio e.v.o*

– sale q.b.

Per la quantità di riso io mi regolo come la mamma: 3 pugni di riso a testa con qualcosa in più per “la creanza” o nel caso si abbiano le mani piccole, come me. Pulire e lessare senza sale gli asparagi, scolandone i 3/4 a metà cottura e portando a termine gli altri. Pulire gli scampi mettendo teste, carapaci e chele in una pentola con del brodo vegetale non troppo forte o dell’acqua leggermente salata (come ho fatto io) e farle bollire in modo da avere un blando “fumetto” di crostacei con cui portare a cottura il riso.

IMG_6361

N.B. lasciate un paio di scampi integri per la decorazione, e qualche punta d’asparago.

Intanto affettare sottilmente uno scalogno e farlo soffriggere nel tegame con un paio di cucchiai di olio; buttarci gli asparagi tagliati a pezzetti e aggiungere un po’ di sale, aspettando che si insaporiscano; buttare il riso e attendere che i chicchi diventino traslucidi facendo attenzione che non si attacchino al fondo. Versare il brodo fino a coprire il riso. A metà cottura aggiungere la metà degli scampi tagliati a pezzetti e via via che il riso si cuoce aggiungere liquido. A questo punto, grattugiare metà della scorza di un limone nel riso e poi, negli ultimi minuti aggiungere i restanti scampi e asparagi (lasciandone le punte proprio al momento finale della mantecatura in modo che restino sode). Spegnere il fuoco e far mantecare con tre cucchiai di yogurt. Servire con una grattugiata fresca di scorza di limone.

…e…SIGNORA MIAAAAAA!!!

 

IMG_6362

*ingredienti biologici