Estate è cibo in purezza

L’estate mi dona. Fisicamente intendo: abbronzata sono più bella, gli abiti colorati si accostano bene con i miei capelli scuri e ho piedini che possono permettersi di stare scoperti. L’estate mi dona bellezza dunque, e anche la possibilità di mangiare cibi in purezza; col freddo i piatti sono più elaborati e carichi, mentre il caldo e la poca voglia di stare ai fornelli (e badate bene, ho scritto fornelli, non forno – che di quello, mannaggia a me, proprio non riesco a fare meno) mi danno modo di gustare prodotti in semplicità e freschezza e imbastire quei pasti frugali che amo tanto, in cui la tavola si riempie di piatti e ciotoline dai contenuti più svariati che ognuno poi accosta nel modo e nella sequenza che preferisce. Inutile dire che tutto deve essere di buona qualità.

E proprio ieri, ancora in odor di Sardegna avendoci trascorso 10 giorni di vacanza, mi sono regalata un pasto a modo mio:

Ricotta sarda

Miele di corbezzolo*

Carta musica

Un sapore delicato ma fatto di contrasti tra la freschezza della ricotta, il gusto dolce-amaro del miele di corbezzolo e il sentore salato del pane carasau.

Se proprio non vorrete pranzarci, consideratelo un piatto capace di regalarvi una nota dolce a fine pasto.

*non facile da trovare in continente, potrete sostituirlo col miele che più vi aggrada

Budino al cioccolato, calore assicurato

Ancora oggi, 11 marzo, l’inverno non accenna ad uscire di scena. Dopo la neve, la pioggia torrenziale e le temperature destinate, pare, a scendere nuovamente.

E allora sai che si fa? Si prepara una cosa golosa, che scalda il corpo e rallegra la mente. Pochissimi minuti, un frullatore e torna il buonumore.

Ingredienti:

2/3 avocados piccoli (io quelli di “Sicilia Avocado” che sono bio e viaggiano meno di quelli sudamericani)

1 cucchiaio di cacao amaro bio

50 gr di cioccolato fondente 70%

sciroppo d’acero o d’agave bio q.b secondo i gusti

1 tazzina di caffè o di latte vegetale

nocciole intere per guarnire

Far sciogliere a bagnomaria il cioccolato. Sbucciare e tagliare a pezzetti gli avocados e inserirli nel frullatore insieme a tutti gli altri ingredienti. Frullare fino ad ottenere una crema morbida e assaggiare per capire se sufficientemente dolce – eventualmente aggiungere altro sciroppo. Versare in coppette o bicchierini non troppo grandi, è un dolce al cucchiaio piuttosto sostanzioso piacevole da mangiare più spesso in piccole dosi. Come ha detto un amico oggi: “ora basta ma tra mezz’ora ne voglio un altro”.

Guarnire con del cioccolato fondente grattugiato e una nocciola intera.

E sperare comunque che la primavera arrivi presto perché per quanto sia buono il budino niente è più bello del sole e del teporino!

Barrette di cereali

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Non farò preamboli a questa ricetta. Chi è amante del genere la provi; sono buone, personalizzabili, veloci e si conservano bene, quindi non ci sono scuse.*

Ingredienti per circa 10 barrette:

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150 gr di cereali (io 110gr di fiocchi d’avena e 40 di fiocchi di mais)

50gr di burro o di ghi

3 cucchiai di miele (anche 4)

2 cucchiai di zucchero di canna grezzo

20gr di farina di cocco disidratato

20gr di semi di zucca

10gr di semi di sesamo

20gr di mandorle o nocciole o noci

qualche fetta di mela essiccata (ma potrete mettere uvetta, frutti di bosco o qualunque frutto essiccato vi piaccia)

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Scaldare il forno a 180°.

Far sciogliere il burro, il miele e lo zucchero in un pentolino. Dopo aver tritato grossolanamente i semi di zucca, i fiocchi di mais e le mandorle, in una zuppiera unirli a tutti gli altri ingredienti secchi e mischiarli bene.

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Versarci sopra i liquidi tiepidi e mischiare bene in modo che tutti gli ingredienti si amalgamino senza che rimangano parti asciutte. Versare il tutto in una teglia foderata di carta forno e appiattire con una spatola in modo da formare un rettangolo spesso circa 1 cm.

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Infornare per 10 minuti. Togliere dal forno e con la spatola ricompattare il rettangolo se col calore avesse perso un po’ la forma. Aspettare che si freddi e poi tagliare formando le barrette della grandezza che più si preferisce.

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Potrete conservarle avvolte in carta forno e chiuse in una semplice scatola di latta, per una settimana.

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*Sinceramente non so se siano economiche ma io gli ingredienti li avevo già tutti…ed ho anche risolto il problema di come consumare i fiocchi d’avena che avevo comprato per fare il porridge, prima di scoprire che non mi piace.

Banana al cioccolato: quando la bontà provoca allucinazioni

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È ora di merenda. E io so esattamente cosa fare. 

Un delirio!

Se volete saperlo anche voi, girate tre volte su voi stessi e dite la parola magica: bananalcioccolato.

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Ed ecco apparire dal fondo, tutt’avvolta in un limbo alonante di luce, una banana.

Tronfia e barcollante, la segue una stecca di cioccolato fondente.

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Che tradotto sarebbe: prendete una banana…
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…e della cioccolata fondente.

L’una fila e l’altro fonde – ma che dico, quest’odore mi confonde – l’una s’apre l’altro s’infila, preparare la merenda non è gran fatica.

  

Ovvero: incidete la banana (con la buccia) per il lungo e infilate tanti pezzettini di cioccolata nell'incavo.
Ovvero: incidete la banana (con la buccia) per il lungo e infilate tanti pezzettini di cioccolata nell’incavo.

Come Re e Regina, come amo e baco, invero come banana e cioccolato…al riparo da tutto voglion stare e nella stagnola si fanno avvoltolare.

E adesso che la temperatura s’è fatta rovente, da aspettar non c’è più niente! Su cogliete…hem, cuocete!

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Cioè: avvolgete in un foglio di carta stagnola la banana col cioccolato e formate un cartoccio; infilatelo in forno a 200° per 15-20 minuti (secondo le dimensioni della banana).

Lo sportello del forno si apre, il profumo porta pace. Si sfila il cartoccio, la buccia è nera, due anime chiuse con la stessa cerniera.

Appare un cucchiaio e scava nella polpa, d’istinto soffio il vapore che si porta. Apro la bocca e chiudo gli occhi, l’aspetto è brutto ma il sapore coi fiocchi!

plin plin plin plin

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ATTENZIONE! è incandescente

Pesche in jazz – merenda d’estate –

 

Estate

E d’estate la merenda?

Gelato naturalmente!

Ma siccome il gelato per me non è solo merenda o dessert ma può essere anche pranzo, cena e persino colazione; non solo in estate ma tutti i giorni dell’anno volendo, compreso il giorno in più degli anni bisestili – che già sono tremendi di per sé, figuriamoci negandomi un po’ di dolcezza il 29 febbraio – ecco, siccome tutto questo, vi parlerò di pèsche.

Una merenda estiva buonissima è la pèsca “come la prepara mia sorella”, ovvero:

una pesca tagliata a pezzetti, pinoli e 2-3 amaretti (di quelli duri) sbriciolati. Sarà come un’improvvisazione jazzistica ben riuscita.

Merenda estiva

– se poi volete aggiungere un bel cucchiaio di gelato buontalenti…io non mi offendo! –

 

Pancake

 

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Non stimo affatto il popolo americano le cui abitudini alimentari sono lo specchio di una cultura che mi fa venire la pelle d’oca (marshmallow grigliati sul barbecue????!!!!). Nonostante ciò, oggi ho cucinato i pancake. E non era la prima volta.

I pancakes sono delle frittelle tradizionali dell’America del Nord, simili alle crepes, ma più spesse e spugnose. Di solito si servono con sciroppo d’acero


flash sui mille telefilm americani visti e rivisti nel mio periodo da teledipendente

ma io li mangio con il miele d’acacia o con la vanella. L’amore tra me e i pancake è sbocciato poco più di un anno fa in Messico, ed è proporzionale alla rabbia provata negli scali aerei statunitensi (paranoia e follia in ogni dettaglio). Mi hanno salvata dal dover mangiare uova strapazzate piccanti e frijoles refritos alle 8 del mattino, e per questo avrò sempre un debito di riconoscenza per la cucina internazionale negli alberghi. Salvataggio con gusto, perché mi sono proprio piaciuti.
Non so bene perché, li pensavo complicati da preparare e siccome comprare le miscele pronte di farina, ormai si è capito che non è il mio genere, non ho mai pensato di farli.
Poi “diventi una blogger” e scopri che tutte le foodblogger à la page preparano cupcake, pancake, milkshake, cucinano in colori pastello e hanno un sacco di formine per biscotti acquistate su siti specializzati. E allora, che cavolo!, surfo anch’io l’onda di tendenza e, pur senza inabissarmi fino agli zuccherini colorati, provo a cucinare i pancakes. Il primo esperimento è stato fatto domenica 20 aprile, Pasqua; per pranzo. La mia, ormai relativamente, nuova vita da tanguera ha portato una ragazza che andava a letto quasi tutte le sere intorno alle 23,00 in una sregolata donna con orari da adolescente che anche il giorno di Pasqua è andata a letto all’alba. E allora, quale modo migliore per rendere un po’ speciale un pranzo di Pasqua che in realtà è una colazione tra rincoglioniti di sonno, se non giocare un po’ a sperimentare? Approfittandone per calarsi nel ruolo della massaia americana con grembiulino e tritarifiuti? Si dai, approfittandone.
Come prima volta non è andata male – se si eccettua il fatto che ho dovuto sostituire metà della farina con la farina di ceci perché non mi ero accorta di aver quasi finito l’altra, ottenendo un impasto troppo liquido. Con ancora grande margine di miglioramento, per riprovarci dovevo avere la certezza di azzeccare la ricetta giusta. E siccome l’Universo ci ascolta, è arrivata Eleonora: dandomi la ricetta mi ha anche rassicurata sulla velocità di preparazione “ché un americano mica sta tanto a preoccuparsi di girare l’impasto”. Ve la riporto fedelmente.

Metti insieme tutti gli ingredienti secchi:
135 g farina 00
1/2 cucchiaino di lievito in polvere vanigliato
1/4 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di zucchero
un pizzico di sale
In una terrina mescola:
1 uovo intero
250 g di latticello
35 g burro fuso (o 20 gr di olio e.v.o)
Unisci gli ingredienti secchi agli altri mescolando poco e lasciando i grumi. Nel frattempo avrai riscaldato una padella antiaderente un po’ unta con olio (io ne metto un goccio e quando è caldo lo passo sulla padella con pezzo di carta da cucina). Con un mestolo piccolo metti l’impasto nella padella, dopo un po’ si formeranno dei fori nel pancake e sarà ora di girarlo. Tieni il fuoco moderato altrimenti si cuociono fuori e poco dentro.
(queste sono le dosi giuste per una bella colazione per due)

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Direi che sono proprio buoni, anche se io ho ancora problemi in fase di cottura: forse li giro troppo presto cosicché nel prenderli con la spatola invece di mantenere la forma bella tonda si rapprendono a fisarmonica. Bisognerà che mi alleni ben bene – anche perché voglio provarli con della marmellata d’arancia (leggermente stemperata sul fuoco per renderla un po’ più fluida).

E volete sapere dove è proseguita la mia domenica? In Giappone con il WA! Japan Film Festival 2014.

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Poi al nuovo “primo piano” del mercato centrale di Firenze di San Lorenzo: anche se un po’ caotico devo dire che è proprio bello e il tramezzino di Amblè proprio buono!

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E infine sul divano a guardare un film inglese (“Irina Palm”).

Perché l’arte e la cucina sono un ottimo modo per girare il mondo quando non ci si può spostare.

Mandorle tostate

Mandorle tostate

Come accade per tutte quelle cose che con semplicità posso fare da sola, le mandorle tostate difficilmente le compro già fatte: è sufficiente mettere in forno (60°-80°) delle mandorle spellate biologiche con del sale marino integrale e lasciarle tostare finché non saranno diventate color nocciola (eh eh eh) e mangiarle quando si saranno raffreddate (finché sono calde non risultano croccanti). Si mantengo a lungo nei barattoli a chiusura ermetica. Almeno credo…in questa casa non durano mai a lungo! 😉

“Merende 2” il sequel

Arance e zucchero Mascavo
Arance e zucchero Mascavo

Ed eccoci al secondo appuntamento con la merenda.

Oggi pomeriggio, essendomi arrivate delle arance bio buonissime, mi sono fatta una merenda che è anche un ottimo fine-pasto: arancia con lo zucchero. Non si tratta certo di una novità culinaria, naturalmente la conoscete e l’avrete declinata in decine di modi diversi (col rum, col cacao, con la cannella ecc…) ma io oggi me la sono fatta – diversamente da quanto accadeva quando ero piccola – con lo zucchero di canna grezzo delle Filippine Mascavo (questo in particolare). Il Mascavo, chiamato altrove Mascobado, come ogni zucchero di canna integrale grezzo, subisce solo il processo di spremitura, che non danneggia le sostanze nutritive. Per quanto riguarda il metodo di asciugatura il mascavo viene scosso e mescolato (lo zucchero Panela invece viene fatto asciugare in panetti e poi grattugiato); questo crea grani di varie dimensioni tra cui le palline scure di melassa la cui presenza in abbondanza è indice di particolare qualità del prodotto e rende questo zucchero particolarmente adatto alla preparazione di dolci.

Sopra l’arancia è stata una rivelazione. Col succo, lo zucchero e la melassa si sono sciolti e l’insieme dei sapori è risultato buonissimo: equilibrato, tondo, naturale.

Correte dunque, sbucciate un’arancia e tagliatela a fette abbastanza sottili raccogliendo a parte il succo; disponetele su un piatto e cospargetele di zucchero Mascavo; poi versate un po’ di succo sopra lo zucchero. E ora, mangiate!