“La grammatica dei sapori” di Niki Segnit

 

 

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Da qualche settimana, mentre cucino, l’accostamento dei sapori è la linea guida del mio pensiero culinario. Dovrebbe esserlo sempre certo, ma passa in secondo piano quando si preparano ricette già collaudate o si sperimentano quelle suggerite da altri. Nella cucina “all’impronta” invece mi sorprendo sempre quando, pensando l’accostamento di due sapori, riesco a sentire la loro unione in bocca; il pensiero si concretizza sulle papille gustative e (quasi sempre) riemerge dal piatto ultimato con gran soddisfazione della cuoca-massaia. La scorza grattugiata del limone nel risotto con scampi e asparagi, la menta e le zucchine, l’erba cipollina e il salmone…

…”simili accostamenti possiedono la qualità di una scoperta logica: bacon e uova, riso e salsa di soia, Sauternes e foie gras, tartufi bianchi e tagliolini, steak-frites, fragole e panna, agnello e aglio, Armagnac e prugne, zuppa di pesce e rouille, pollo e funghi; sull’attento esploratore dei sensi, la prima esperienza di uno di questi avrà un impatto paragonabile alla scoperta di un nuovo pianeta da parte di un astronomo.” (J. Lanchester, “Gola”, cit. in “La grammatica dei sapori”, Editore Grimaudo )

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La ruota dei sapori

E quando, il giorno in cui ha inaugurato la RED qui a Firenze, mi sono imbattuta nel libro di Niki Segnit, il cerchio si è chiuso, l’ho comprato e ora al posto del cerchio c’è un’immensa spirale che mi gira in testa al ritmo delle pagine che sfoglio. E’ stato amore a prima vista: la copertina cartonata che riporta una specie di campione-colori-pantone; il taglio (ovvero la superficie presentata dai fogli di un volume chiuso) color ciclamino, uno dei miei preferiti; le sguardie (fogli di carta bianca o colorata applicati da una parte ai piatti della copertina e dall’altra alla prima e all’ultima segnatura del volume e che servono a unire esteticamente la copertina al volume vero e proprio) che riportano la bellissima “ruota dei sapori”; gli indici fatti “come dio comanda”, finalmente. Tutto era fatto per me. Tranne l’omissione delle zucchine di cui però l’autrice in qualche modo si scusa nell’introduzione, anch’essa fatta bene e non priva dell’ammissione degli inevitabili limiti di un manuale come questo.

E sapevate che gusto e sapore non sono la stessa cosa? Io non ci avevo mai pensato, ma sicuramente massaie più illuminate di me o enologi lo sanno bene. E che caffè e formaggio di capra stanno bene insieme?

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La mia prima sperimentazione grammaticale ha dato vita al pollo in salsa di agrumi e asparagi che ha bisogno di una piccola aggiustatina (un po’ meno limone?) ma che come idea di fondo è ottima, quindi  presto vi scriverò la ricetta. E se è vero che  “imparare a capire come si accostano i sapori, come enfatizzarli a vicenda, è simile ad apprendere una lingua”, il mio motto non può che essere “speak easy”. E il vostro?

BIBLIOTERAPIA

Biblioterapia

Mi sono avventurata in un libro. Uno nuovo, di quelli che erano sulla mensola dei “libri ancora da leggere”. Stavo cercando qualcosa da consigliare a un’amica e che incuriosisse anche me: un consiglio alla cieca ma con intuito insomma. E questo bel volume della Sellerio mi ha attratta per eleganza – sempre che possa un libro, attrarre per eleganza.

Curarsi con i libri – rimedi letterari per ogni malanno” di E. Berthoud e S. Elderkin, si è dichiarato fin da subito elegante anche dentro. Una sorta di manuale o piccola enciclopedia che in ordine alfabetico elenca malattie e rispettive cure poetico-letterarie; siano malanni dell’anima o fisici, si può trovare consiglio tanto per il mal d’auto quanto per il disincanto , sia per l’appendicite che per la dipendenza da internet. Naturalmente sono andata subito a cercare qualche voce legata alla casalinghitudine e ce ne sono due: quella più esplicita è “CASALINGA, FARE LA” un paragrafo in cui vengono consigliati 2-3 libri di differenti autori che magari un giorno proverò a sbirciare ma di cui eventualmente parleremo in un altro articolo. Perché la voce che mi ha divertita di più è quella che fa parte di una piccola rubrica, interna al manuale, intitolata “Disturbi della lettura”. Ecco, tra i disturbi della lettura ce n’è uno che fa al caso nostro, ve la riporto qui sotto – in vari passaggi sembra parli di me, sembra scritto da me.

DISTURBI DELLA LETTURA

Faccende di casa, essere distratti dalle”

CURA

Creare un angolo per la lettura

Se non è un pasto da cucinare, è l’aspirapolvere che va passato. E quando lo avete passato, c’è il bagno da pulire. Se il bagno è pulito, c’è il frigo da riordinare. E se il frigorifero è stato riordinato, è arrivato il momento di fare la spesa. Al ritorno, ci sono i panni da lavare, i letti da rifare, il giardino, la raccolta differenziata e la miriade di altre faccende che richiede una casa. C’è speranza per chi sogna di passare un’oretta insieme a un libro?

Create un angolo per la lettura, meglio se accogliente – uno spazio dove si fa solo questo, dove si va apposta per leggere. Scegliete un angolo appartato della vostra casa o del giardino – una nicchia, lo studio, il capanno degli attrezzi o dietro le tende, seduti nel bovindo, dove nessuno vi troverà. La cosa importante è che dal vostro rifugio non si veda nulla che possa richiedere attenzione. (…) Vi servirà una buona luce, una coperta, calzini o ciabatte, e una superficie piana su cui lasciare alcuni libri, il vostro diario di lettura, una matita e una tazza di tè. Procuratevi anche dei tappi per le orecchie e un paio di cuffie per gli audiolibri. Lasciate un cartello all”ingresso del vostro angolo per dissuadere, con gentilezza, gli altri dal venirvi a trovare – a meno che non vogliano nascondersi insieme a voi per leggere. Una volta al sicuro, dimenticate le faccende. Prendetevi la vostra ora da passare con il vostro libro. Con un po’ di fortuna, qualcuno potrebbe accorgersene e fare le faccende al posto vostro.”1

Direi che convenga provare, chissà mai che non si avveri il colpo di fortuna auspicato alla fine del brano, non vi pare? Ma la domanda vera è, Voi riuscite ad oziare? Io mi accorgo spesso di non esserne capace. Ciò nonostante posso essere dispersiva e disorganizzata ma comunque, non in ozio – e credo che questa sia una delle cose su cui devo lavorare; magari provo proprio con l’allestimento del mio angolo lettura…

E invece voi? Su cosa dovete lavorare?

1 Cit. da “Curarsi con i libri”, E. Berthoud – S. Elderkin, SELLERIO Editore, pp. 132-133