HO UN CUORE METROPOLITANO

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Io amo la città. Amo molto anche la natura, ma non potrei viverci immersa. Principalmente perché, pur amando la solitudine, non amo l’isolamento; e neanche le scomodità. Ergo, vivo in città. Sono una pelandrona e uso la macchina; sono una pelandrona e amo avere tutto vicino a casa; sono una pelandrona e se mi va di uscire a fare un giretto al mercato, il mercato deve essere vicino.

Più di tutte le categorie di città, mi piacerebbe una città di porto; perché mi dà idea di vita, di movimento, di cultura spontanea e di scambio. Ma non vivo in una città di porto e me ne faccio tranquillamente una ragione.

Impazzisco per la natura in città (ma per fortuna non mangio i funghi come Marcovaldo), da quella ordinata e microcosmica delle rotatorie, alle piante grasse di colore tendente al grigio che assumo sembianze stranissime su alcuni balconi di periferia; dalle piantine o erbacce che trapanano l’asfalto, ai giardini pubblici, al mio terrazzo.

Il mio cuore è nella città anche se ho uno spirito naturale. Ho deciso – per caso – di cercarne altri, di cuori metropolitani. Eccoli.

 

 

Puoi metterci una pietra sopra, asfaltarmi e calpestarmi, annerirmi, la mia natura non cambierà. Se nasci cuore, continui a battere - la morte poi, è tutta un'altre storia
#1 Puoi metterci una pietra sopra, asfaltarmi e calpestarmi, annerirmi, la mia natura non cambierà. Se nasci cuore, continui a battere – la morte poi, è tutta un’altra storia
L'amore ti trova anche se tieni lo sguardo basso
#2 L’amore ti trova anche se tieni lo sguardo basso
Crocevia di speranze
#3 Crocevia di speranze
L'amore si fa Uno nell'unione di due
#4 L’amore si fa Uno nell’unione di due
#5 Steso sul selciato mi chiedo quali ambizioni posso avere se non sbirciare sotto le gonne delle donne
#5 Steso sul selciato mi chiedo quali ambizioni posso avere se non sbirciare sotto le gonne delle donne
#6 Mi son fatto di pietra e acuminato per resistere agli urti di questa giungla che è la città
#6 Mi son fatto di pietra e acuminato per resistere agli urti di questa giungla che è la città
Mi son perso, che ci faccio qui?
#7 Mi son perso, che ci faccio qui?

 

#8 BIG BABOL heART! Masticato, sputa to e abbandonato. Di me non resta che una macchia di colore sul selciato...
#8 BIG BABOL heART! Masticato, sputato e abbandonato. Di me non resta che una macchia di colore sul selciato…
#9 Sono solo acqua, sono solo macchia. Vita breve e mal spesa la mia ma pur sempre sorpresa, suvvia!
#9 Sono solo acqua, sono solo macchia. Vita breve e mal spesa la mia ma pur sempre sorpresa, suvvia!

 

e nella categoria “gli speciali”:

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Cuore metropolitano speciale n°1 (regalatomi da Ilaria)

A Fa la cosa giusta 2014 la raccolta di jeans usati da trasformare in scarpe vegane

Una bella possibilità per riuscire a separarmi da vecchi jeans del cuore.

Bio Notizie

http://goo.gl/YCf8ND
Ballerine Mary Jane ? CamminaLeggero ? Animal Free Shoes ? 100% Vegan Made in Italy from CamminaLeggero on Vimeo. <!?occhiello:start?>Un progetto di riuso dei jeans originale e creativo: trasformarli in un paio di scarpe grazie all?abilit di Cammina Leggero marchio delle calzature vegane che espone a Fa la?

Leggi tutto: http://goo.gl/YCf8ND

animal, ballerine, ballerine-mary, Fiera, inaleggero-on-vimeo, materiali-usati, milano, riciclo, vegan – Green Life

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Il cuore (s)batte dove il sentimento duole – ovvero “sgombro in agrodolce”

Cuor di cipolla

Un paio di settimane fa, viaggiando in auto verso Brescia alla volta di un evento di tango, alla radio ho ascoltato un’intervista ad una cardiologa. Il discorso era già avviato quando mi sono sintonizzata, quindi inizialmente non riuscivo bene a capire di che argomento stessero parlando. La frase che la dottoressa ripeteva quasi ossessivamente poi, è stata fuorviante: “il cuore delle donne è speciale (…ale…ale…ale..e), cosa che mi faceva vacillare nel risolvermi tra l’intervista scientifica e quella ad un’attrice di fiction. Pian piano sono venuta al bandolo della matassa ma il tono dell’argomentazione mi infastidiva alquanto: “il cuore delle donne è speciale, diverso da quello degli uomini”. Implicando, foss’anche senza intenzione, che quello dell’uomo è NORMALE, ordinario e associando il ruolo femminile alla sfera emotiva, cosa per altro naturale a mio avviso ma ampiamente e talvolta banalmente abusata. La mia mente è corsa subito ad un libro che per me è stato pacificante oltre che grandemente divertente: “La manutenzione del maschio” di Jacopo Fo. Il titolo può far presagire uno zinzino di sessismo, (proprio come l’intervista di cui sopra) in realtà il libro tratta le differenze in amore tra uomo e donna in maniera assai equilibrata ed ironica fornendo alcune informazioni essenziali sull’amore a partire dal cervello, che è diverso nell’uomo e nella donna. La mente umana, a quanto scrive Fo, è relativamente nuova, “viene usata intensamente solo da una decina di migliaia di anni; lo stomaco invece, per fare un esempio, ha avuto a disposizione centinaia di migliaia di anni per perfezionarsi”. 

Ed ecco che le parti si invertono: la ricercatrice parla ad un livello emotivo di argomenti scientifici mentre l’artista – l’umanista – a livello scientifico parla della sfera sentimentale.

Ok, scavalco le mie digressioni “da viaggio in auto” (io salgo in macchina da passeggero e il mondo esterno non esiste più, neanche quello immediatamente vicino, nello stesso abitacolo – quando ero piccola e volevo fare la ballerina, fantasticavo di ballare. Oggi le cose non sono molto differenti) e arrivo al nocciolo: al di là delle modalità di presentazione mediatica dell’argomento, la cardiologa ha catturato la mia attenzione quando ha sottolineato che, essendo questa diversità scoperta assai recente, fino ad ora i due cuori sono stati curati allo stesso modo benché differenti, basandosi però sul “modello maschile”, se mi passate l’espressione. (E qui siamo daccapo, ditemelo che stasera è una congiura questa del sessismo!). Ma in che modo sono diversi – mi domandavo – ? la dottoressa prontamente mi ha risposto: nel modo di ammalarsi.

Avvertenza! Io non sono un medico, quello che scriverò da qui in poi è quanto ricordo della trasmissione radiofonica ma non ha assolutamente valore professionale (se volete avere informazioni più credibili andate qui)

L’infarto del miocardio è il modello maschile, in cui l’occlusione che impedisce al sangue di arrivare al cuore interessa le arterie coronarie. Il modello femminile – che peraltro in fase di crisi presenta gli stessi sintomi, dall’alterazione degli enzimi al forte dolore al petto – riguarda invece il “microcircolo coronario” (si, questo sono andata a ricercarmelo, ché chi se lo ricordava?!) cioè i vasi coronarici più piccoli e quindi anche meno evidenti. Questa malattia colpisce principalmente le donne dopo la menopausa e in particolare in momenti di grande dolore, come un lutto. Per questo, e secondo la modalità di rappresentazione mediatica di cui sopra, è stata chiamata sindrome da crepacuore. Studi Giapponesi hanno rilevato che il cuore prende una caratteristica forma che noi diremmo a palloncino ma che i giapponesi associano invece al Tako-Tsubo, una cesta per raccogliere i polpi. Ma qui la cosa si fa ancora più specifica e io non mi avventuro oltre, ho già sfidato a sufficienza la sorte.

Però vado a dare una spolveratina al libro di Fo perché fa bene al ménage familiare e intanto vi lascio una ricettina facile ma un po’ approssimativa (sorry!) da fare quando in casa è rimasto solo dello sgombro sott’olio. Ovvero alla catastrofe.

Sgombro in agrodolce:

2 scatolette di sgombro sott’olio

1 cipolla rossa*

aceto di vino rosso*

zucchero di canna chiaro*

acqua

pinoli

olio e.v.o*

Tagliare finemente la cipolla. In un pentolino portare ad ebollizione un paio di bicchieri d’acqua con dell’aceto rosso (la quantità decidetela voi secondo il gusto considerando però che l’ ”agro” si deve sentire). In un altro pentolino far rosolare la cipolla con un pochino d’olio e aggiungere metà del liquido non appena inizia a dorare, in modo che resti morbida. Far evaporare un po’ a fuoco vivo quindi iniziare ad aggiungere un cucchiaino raso di zucchero. Non so darvi una dose esatta, io procedo per tentativi assaggiando l’acqua via via e facendo lo stesso per testare l’aceto. L’agrodolce è un gioco di equilibri (come per la donna e l’uomo) e quindi preferisco affrontarlo per gradi ché ha già in sé le lacrime della cipolla. Abbassare la fiamma e far insaporire, se necessario aggiungere gradualmente altro liquido (sia esso solo acqua, solo aceto o entrambi secondo la vostra propensione per il maschile o il femminile). Tenete presente però che a cottura ultimata dovrà esserci sufficiente liquido da coprire i filetti di sgombro. Scottare in padella antiaderente una manciata di pinoli.

Quando le cipolle saranno cotte, ben morbide e insaporite di agrodolce, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire. Intanto scolare i filetti di pesce ed estrarli con cautela dalla scatoletta in modo da poterli adagiare a strati in una piccola terrina o recipiente per il frigo. Intervallare gli strati di sgombro con le cipolle, un po’ di pinoli, un filo d’olio e finire di coprire col liquido di cottura ma senza affogarlo che già sta messo male! Far riposare un po’ prima di mangiarlo e anche se l’ideale sarebbe il giorno prima per il giorno dopo e con lo sgombro fresco cotto in forno con solo un po’ di sale, un filo d’olio e poi sfilettato, va bene anche con la scatoletta e la fretta perché per la perfezione c’è ancora tempo. 

si, c’è ancora tempo” – dissero i pesci un attimo prima di finire in forno.

(*ingredienti biologici)

Pesce azzurro
C’è tempo per la perfezione!

E voi ce l’avete una ricetta a base di unione e contrasti?

FOTOROMANZO Le Fromage e La Girolle, une histoire d’amour

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Alcuni anni or sono ho fatto un viaggio nel sud della Francia. A trovare una coppia di amici trapiantati a Sète, città natia di Georges Brassens; pittrice danese lei, viticoltore biodinamico italiano lui. Tra le molte cose bellissime di quel primo viaggio in Languedoc-Roussillon, LOU PASTROU (“il pastore” in occitano), un formaggiaio che sulle sue assi di legno easy-chic conservava brandelli di paradiso. Da lui non solo ho sognato contemplando il centro pastoso della grande latta piena di burro ma ho conosciuto alcuni formaggi buonissimi tra cui uno svizzero, la Tete de Moine.

Rientrata da quel viaggio con le papille gustative esaltate e gli occhi pieni di bellezza, un giorno, per mercatini, mi sono imbattuta in una “girolle” – coltello orizzontale per tagliare la Tete de Moine – e l’ho comprata, convinta che in qualche modo sarei incappata un giorno anche nel tipico formaggio vaccino da gustare in fiori. E invece no, il formaggio non l’ho mai trovato e la girolle è rimasta nel cestello della cucina, sbatacchiata tra una padella e un contenitore per conservare gli alimenti.

Non è Demi Moore in Ghost ma La massaia contemporanea alla girolla
Non è Demi Moore in Ghost ma La massaia contemporanea alla girolla


Fino a che due amici, membri del G.A.S trasferitisi in Svizzera e di passaggio a Firenze, ne hanno portate due forme. E allora la riunione del gruppo d’acquisto si è trasformata nuovamente in conviviale cena a base di squisitezze e per una volta in boudoir ruffiano per l’amoroso incontro tra la girolle et le fromage. Penetrante lei, accogliente lui; e sbocciarono le rose.

La rosa
La rosa

Ho ritrovato un sapore; sono andata incontro all’Universo; ho arricciato e mangiato fiori di formaggio. Sono stata felice.

E stasera di più:

un aperitivo subitamente mutato in cena che dalla svizzera chierica monacale è passata allo stracchino invecchiato di Lamporecchio (PT) scivolando su “Cento passi” – vino bianco di Libera Terra*. Tra pistacchi e miele d’acacia per finire con qualche cucchiaio di  yogurt con miele, odore d’arancia e semi di sesamo.

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* in Francia si beveva il Muscat… (con molta gioia, aggiungerei)

FOTOROMANZO La forza del destino

personaggi e interpreti

Girolle in La Girolle

Tete de Moine in Le Fromage

Carotina nel ruolo di se stessa

e l’amorevole partecipazione de Le Mani

 

La Girolle, chiusa in un cassetto, soffre il senso dell'inutilità
LA GIROLLE, CHIUSA IN UN CASSETTO, SOFFRE IL SENSO DI INUTILITA’
Le Fromage, distante, oltralpe, soffre la solitudine
LE FROMAGE, DISTANTE, OLTRALPE, SOFFRE LA SOLITUDINE
Una sera, finalmente, si incontrarono
UNA SERA, FINALMENTE, SI INCONTRARONO
Se son rose fioriranno, pensarono
“SE SON ROSE FIORIRANNO”, PENSARONO prendendo il destino tra le mani
…E FIORIRONO
…E FIORIRONO

…intanto a Carrot Town…

 

Carotina sogna un ruolo importante in un film dell'orrore e si immagina trucidata da una lama rotante
Carotina sogna un ruolo importante in un film dell’orrore e si immagina trucidata da una lama rotante
si immagina danzare col tutù
poi si immagina danzare col tutù
un po' come Ginger Rogers ma senza Fred Astaire
un po’ come Ginger Rogers, ma senza Fred Astaire

Il pranzo è servito…in macchina.

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Da gennaio ho ripreso un lavoro che avevo già svolto due anni fa. Mi occupo di percorsi di educazione al consumo consapevole nelle scuole elementari, percorsi che si articolano in più incontri e con l’ausilio di differenti linguaggi: dal ludico al teatrale a quello didattico in senso stretto. In particolare mi sto occupando di alimentazione. Uno degli argomenti che emergono dall’attività è quello della piacevolezza della condivisione, la gioia del mangiare in buona compagnia. E naturalmente, da quando ho iniziato, per motivi di orario e logistici, mi trovo sempre a pranzare da sola e in uno dei posti più tristi che ci siano, l’auto. Ho provato sia il panino mangiato in fretta al bar per poi ammazzare il resto del tempo in macchina spippolando con l’iPhone; il panino comprato e poi mangiato in auto per poi ammazzare il tempo con un libro; il pranzo seduta, con pane e coperto per poi ammazzare il tempo in vettura cercando di capire come avevo fatto a spendere 11 euro per un piatto di bresaola e mezzo litro d’acqua. E l’esperienza mi ha insegnato:
1) il tempo non si ammazza, alla lunga è lui che ammazza te
2) i panini ammazzano il fegato
3) quest’auto è da pulire
Ecco allora che oggi con me è venuto il gallo Riki, che il coperto e il cibo me li sono portati da casa, che nonostante la pioggia ho fatto un picnic e che il tempo, invece di ammazzarlo l’ho trascorso con voi.

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Menù
Riso basmati
Lenticchie
Cioccolatino al caffè
Tisana digestiva

SAPONETTE-SCRUB e psicoanalisi!

Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle.

Paul Valéry, L’idea fissa, 1931

la saponetta scrub al caffè
la saponetta scrub al caffè

Io non sopporto le saponette consumate. …

Ok, questa è “da analisi”; è una fissazione da casalinga pissera; sono sull’orlo di un baratro.

Non mi piace vedere nel portasapone i mozziconi di saponetta – anche se con me, nessuna saponetta arriva ad essere un vero mozzicone. Le tolgo prima. Ma la perversione sta nel fatto che, essendo conscia non solo dell’assurdità ma anche dello spreco, non li getto e li metto da parte. …

oggi posso smettere di vergognarmi perché, finalmente!, sono riuscita a riutilizzarli. Disdico anche l’appuntamento dal counselor.

Saponette scrub:

100gr di sapone (i famosi mozziconi)

2 cucchiai di olio e.v.o*

3 cucchiai di olio di mandorle*

2 cucchiaini di polvere di caffè (potrete usare i fondi della macchinetta dopo averli sciacquati e fatti asciugare bene)

il sapone grattugiato
il sapone grattugiato

Grattugiare il sapone e poi farlo sciogliere a bagnomaria aggiungendo gli olii. Una volta sciolto il sapone (il mio non era né molto liquido né particolarmente fluido, una pasta densa direi ma penso che dipenda dai tipi di sapone usati) unire il caffè e se lo si desidera, qualche goccia di olio essenziale per la profumazione. Versare il sapone negli stampini (io ho usato degli stampini di silicone che uso per fare le crostatine) e far asciugare due ore all’aria poi passare al freezer per altre tre ore almeno. Togliere delicatamente dallo stampino il sapone e usarlo direttamente sotto la doccia: dopo averlo bagnato passarlo sulle parti del corpo da trattare.

La caffeina pare che faccia miracoli contro la cellulite…ma non quella che si beve purtroppo, altrimenti io di cellulite non ne avrei un filo!

n.b. NON USARE LA SAPONETTA SCRUB SUL VISO!

SCRUB caffè

è troppo aggressiva.

Se volete uno scrub per il viso, eccone uno, sempre al caffè, velocissimo ed efficace; da effettuare una volta ogni tre settimane.

Scrub viso:

1 cucchiaino di polvere di caffè (potrete usare i fondi della macchinetta dopo averli sciacquati e fatti asciugare bene)

3 cucchiai di olio di mandorla (ma va bene anche l’olio di oliva anche se è più untuoso)

Amalgamare bene e passare sul viso massaggiando delicatamente in senso rotatorio. Sciacquare con acqua tiepida. Meglio farlo la sera prima di andare a letto: lo scrub toglie non solo le cellule morte ma anche il filtro protettivo della pelle e quindi la lascia esposta a smog e stress. Prima di coricarvi invece servirà anche ad assorbire meglio la crema notte.

*ingrediente bilogico

“Madame MOMO'” Motivarsi&Motivare – Lettera aperta a SQcuola di Blog –

La SQuola di Blog

Caro lettore, se non sei un esaminatore di SQcuola di Blog sappi che potresti (e uso il condizionale) annoiarti: in effetti si tratta di una lettera di motivazioni per la selezione ad un master a distanza in Social Media Marketing. Il post come vedi è pubblico, anche perché non privo di alcune riflessioni generali, quindi se vuoi restare e fare il tifo per me, incrocia le dita e continua a leggere.

Se invece caro lettore sei l’esaminatore di SQcuola di Blog, passo subito a darle del lei. Le chiedo di concedermi un solo minuto ancora prima di passare concretamente allo scopo di questo post – devo dire qualche altra parola al malcapitato lettore estraneo ai fatti. Intanto se nell’attesa vuol guardarsi intorno, faccia pure; a questo link troverà qualcosa Su di me

https://lamassaiacontemporanea.wordpress.com/about/

lettore mio bello, capisci che figata? Un master in social-media-cose gratuito e per di più a distanza, tenuto da gente competente che crede nella formazione, nella condivisione e nella meritocrazia? Perfetto per una massaia contemporanea come me. Sembra un sogno, ma credo sia un miraggio. Tu stai con me, fammi coraggio e scongiuri e se vuoi chiamare anche qualche amico non posso che condividere la tua scelta, tu se vuoi “condividi” la mia. Ora ti lascio che devo andare a far colpo sull’esaminatore.

Mary Poppins

Comunque – e questo lo scrivo per tutti – ecco perché ho scelto un articolo sul mio blog come lettera di motivazione:

  • è un po’ come avervi ospiti a casa mia: voi vedrete chi sono e quali sono le mie potenzialità rispetto al master e io potrò comunque sentirmi a mio agio.

  • SQcuola di blog sarebbe comunque un buon argomento per un post: per i blogger e gli aspiranti tali, per gli appassionati di social e web, linkate qui sotto e forse potrete ritrovarvi voi tra un anno a scrivere una lettera di motivazione.

http://sqcuoladiblog.it

http://sqcuoladiblog.it/sqcuola-di-blog/

  • per rispettare il mio piano editoriale e pubblicare il secondo post settimanale.

Ho scoperto che tenere un blog è come recitare stando più nascosti; è interpretare un ruolo ma tramite scrittura e web. Sei regista di te stesso, sei meno esposto, puoi zoomare su ciò che vuoi e nascondere tutto il resto. È mettere in rete un personaggio eliminando il contatto visivo e, quasi completamente, l’immagine – a meno che filtrata. Ho scoperto che nonostante tutto questo, il contenuto è autentico. Ho scoperto che riesco a fare cose che non avrei creduto possibile. Voglio farne molte altre. Sono un’architetta, amo la vita finché posso fare progetti (parafrasando “il pittore volante” di A. Bucci)

Avrei mille domande da fare su come si costruisce un blog e come lo si fa crescere; su come si possono “interpretare” blog diversi; vorrei fare degli audiolibri perché leggere ad alta voce è una delle cose che mi riesce meglio. Vorrei sapere come si può trasformare tutto questo in una nuova occasione professionale. Ho una gran voglia di padroneggiare la materia. Fatemi entrare! Prometto di pulirmi bene i piedi e di usare le pattìne se necessario.

Madame MOMO'
Madame MOMO’

BIBLIOTERAPIA

Biblioterapia

Mi sono avventurata in un libro. Uno nuovo, di quelli che erano sulla mensola dei “libri ancora da leggere”. Stavo cercando qualcosa da consigliare a un’amica e che incuriosisse anche me: un consiglio alla cieca ma con intuito insomma. E questo bel volume della Sellerio mi ha attratta per eleganza – sempre che possa un libro, attrarre per eleganza.

Curarsi con i libri – rimedi letterari per ogni malanno” di E. Berthoud e S. Elderkin, si è dichiarato fin da subito elegante anche dentro. Una sorta di manuale o piccola enciclopedia che in ordine alfabetico elenca malattie e rispettive cure poetico-letterarie; siano malanni dell’anima o fisici, si può trovare consiglio tanto per il mal d’auto quanto per il disincanto , sia per l’appendicite che per la dipendenza da internet. Naturalmente sono andata subito a cercare qualche voce legata alla casalinghitudine e ce ne sono due: quella più esplicita è “CASALINGA, FARE LA” un paragrafo in cui vengono consigliati 2-3 libri di differenti autori che magari un giorno proverò a sbirciare ma di cui eventualmente parleremo in un altro articolo. Perché la voce che mi ha divertita di più è quella che fa parte di una piccola rubrica, interna al manuale, intitolata “Disturbi della lettura”. Ecco, tra i disturbi della lettura ce n’è uno che fa al caso nostro, ve la riporto qui sotto – in vari passaggi sembra parli di me, sembra scritto da me.

DISTURBI DELLA LETTURA

Faccende di casa, essere distratti dalle”

CURA

Creare un angolo per la lettura

Se non è un pasto da cucinare, è l’aspirapolvere che va passato. E quando lo avete passato, c’è il bagno da pulire. Se il bagno è pulito, c’è il frigo da riordinare. E se il frigorifero è stato riordinato, è arrivato il momento di fare la spesa. Al ritorno, ci sono i panni da lavare, i letti da rifare, il giardino, la raccolta differenziata e la miriade di altre faccende che richiede una casa. C’è speranza per chi sogna di passare un’oretta insieme a un libro?

Create un angolo per la lettura, meglio se accogliente – uno spazio dove si fa solo questo, dove si va apposta per leggere. Scegliete un angolo appartato della vostra casa o del giardino – una nicchia, lo studio, il capanno degli attrezzi o dietro le tende, seduti nel bovindo, dove nessuno vi troverà. La cosa importante è che dal vostro rifugio non si veda nulla che possa richiedere attenzione. (…) Vi servirà una buona luce, una coperta, calzini o ciabatte, e una superficie piana su cui lasciare alcuni libri, il vostro diario di lettura, una matita e una tazza di tè. Procuratevi anche dei tappi per le orecchie e un paio di cuffie per gli audiolibri. Lasciate un cartello all”ingresso del vostro angolo per dissuadere, con gentilezza, gli altri dal venirvi a trovare – a meno che non vogliano nascondersi insieme a voi per leggere. Una volta al sicuro, dimenticate le faccende. Prendetevi la vostra ora da passare con il vostro libro. Con un po’ di fortuna, qualcuno potrebbe accorgersene e fare le faccende al posto vostro.”1

Direi che convenga provare, chissà mai che non si avveri il colpo di fortuna auspicato alla fine del brano, non vi pare? Ma la domanda vera è, Voi riuscite ad oziare? Io mi accorgo spesso di non esserne capace. Ciò nonostante posso essere dispersiva e disorganizzata ma comunque, non in ozio – e credo che questa sia una delle cose su cui devo lavorare; magari provo proprio con l’allestimento del mio angolo lettura…

E invece voi? Su cosa dovete lavorare?

1 Cit. da “Curarsi con i libri”, E. Berthoud – S. Elderkin, SELLERIO Editore, pp. 132-133