Ho un cuore metropolitano -3-

 

Ho un cuore metropolitano parte III
Ho un cuore metropolitano parte III

Una poesia è una città

(Charles Bukowski)

Una poesia è una città piena di strade e tombini

piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,

piena di banalità e roba da bere,

piena di pioggia e di tuono e di periodi

di siccità, una poesia è una città in guerra,

una poesia è una città che chiede a una pendola perché,

una poesia è una città che brucia,

una poesia è una città sotto le cannonate

le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,

una poesia è una città dove Dio cavalca nudo

per le strade come Lady Godiva,

dove i cani latrano di notte, e fanno scappare

la bandiera; una poesia è una città di poeti,

per lo più similissimi tra loro

e invidiosi e pieni di rancore…

una poesia è questa città adesso,

cinquanta miglia dal nulla,

le 9.09 del mattino,

il gusto di liquore e delle sigarette,

né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,

questa poesia, questa città, che serra le sue porte,

barricata, quasi vuota,

luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,

i monti di roccia dura,

l’oceano come una fiamma di lavanda,

una luna priva di grandezza,

una musichetta da finestre rotte…

una poesia è una città, una poesia è una nazione,

una poesia è il mondo…

e ora metto questo sotto vetro

perché lo veda il pazzo direttore,

e la notte è altrove

e signore grigiastre stanno in fila,

un cane segue l’altro fino all’estuario,

le trombe annunciano la forca

mentre piccoli uomini vaneggiano di cose

che non possono fare.

#19 Il cuore d'oro: così perfetto, così leggero, è volato con un soffio in odor di cioccolato...
#19 Il cuore d’oro: così perfetto, così leggero, è volato con un soffio in odor di cioccolato…
#20 Crosta di muoro, cuore bello o ali di pipistrello?
#20 Crosta di muro, cuore bello o ali di pipistrello?
#21 Ha chi darò la chiave?
#21 Ha chi darò la chiave?
#22 Mi hai usato e poi gettato come carta straccia e io mi sto consumando d'amore per te…che faccio, mi butto nel tombino?
#22 Mi hai usato e poi gettato come carta straccia e io mi sto consumando d’amore per te…che faccio, mi butto nel tombino?
#23 Studio anatomico su carta di un amore rifiutato.
#23 Studio anatomico su carta di un amore rifiutato.
#24 Il principe azzurro ha perso il cuore parcheggiando il suo cavallo.
#24 Il principe azzurro ha perso il cuore parcheggiando il suo cavallo.
#25 Cuore futurista
#25 Cuore futurista
#26 "le chiavi ingombrano e si possono smarrire. Meglio avere chi ti apre la porta, possibilmente con un sorriso." (D. Basili, Tagliar corto, 1987)
#26 “Le chiavi ingombrano e si possono smarrire. Meglio avere chi ti apre la porta, possibilmente con un sorriso.” (D. Basili, Tagliar corto, 1987)
#27 Cuore di plastica, amore che inquina
#27 Cuore di plastica, amore che inquina

…e nella categoria “gli speciali” (che sta aumentando grazie ad amici contagiati dal morbo)

Cuore Metropolitano speciale n°3 Scovato e immortalato da Simona al porto di Calasetta (CI)
Cuore Metropolitano speciale n°3 Scovato e immortalato da Simona al porto di Calasetta (CI)
Cuore Metropolitano speciale n°4 Questi li ha incontrati Irene…e sorridono!
Cuore Metropolitano speciale n°4 Questi li ha incontrati Irene…e sorridono!

Se vi imbattete in qualche cuore metropolitano…

oppure guardate 1 e 2

 

 

InstaRubric

InstaRubric "Le minchiate che mi compro"
InstaRubric
“Le minchiate che mi compro”

 

Ho inaugurato su Instagram la rubrica “Le minchiate che mi compro”, ovvero: immortalare pessimi acquisti per un’autoanalisi più efficace. Perché  la massaia contemporanea non poteva non essere affetta dalla compulsione del secolo, quella dell’acquisto. Solo su Instagram però, così il “casalingo vintage” che è mio marito non la vede (non stai leggendo questo post amore, vero??!!!): lui e il suo Nokia c2 non appartengono a questo mondo.

Cerchiamoci su instagram e se anche voi comprate delle colpevoli minchiatelle compulsive fatemele vedere; ci sentiremo meno soli?.

Io sono kukisia!

 

e….
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La iattura della casalinga

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Solo pochi giorni fa, ho parlato di Madame l’Ispirazione. Oggi invece porgo i miei omaggi alla signora VorreiMaNonPosso

Quella che vi suggerisce tante idee ma tutte in contemporanea; che vi fa sembrare tutto molto fattibile e sicuramente buono salvo scoprire che il risultato è uno schifo? Ecco, da ieri mi gira per casa e questi sono i risultati:
– l’esperimento del polpettone di lenticchie è stato un fallimento totale
– la pasta di farro con i carciofi e le lenticchie avanzate è da dimenticare (mi ha messo quella tristezza che solo un mega cono di gelato Buontalenti può alleviare)
– e invece ho dimenticato di tendere la lavatrice così adesso ho tutti capi asciutti ma plissettati
– lo spezzatino che cuoceva in pentola si è bruciato irrimediabilmente
Conoscete scongiuri che facciano al caso mio?

HO UN CUORE METROPOLITANO -2-

Cuore metropolitano Copertina2

“Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d’un lampione e i piedi penzolanti d’un usurpatore impiccato (…) Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere” – Le città invisibili, I. Calvino

o nei Cuori Metropolitani.

Io ne ho trovati altri, ve li mostro:

#10 Il cuore-specchio: caduto da una borsa nell'oblio, ho perso un'occasione per riflettere.
#10 Il cuore-specchio: caduto da una borsa nell’oblio, ho perso un’occasione per riflettere.
#11 Ti aspetto domani all'uscita della scuola. Mi attacchi sul diario?
#11 Ti aspetto domani all’uscita della scuola. Mi attacchi sul diario?
In salita o in discesa?
#12 In salita o in discesa?
rAccordo d'amore - più metropolitano di così!
#13 rAccordo d’amore – più metropolitano di così!
#14 Da uno scarto sono nato, un filtro per tabacco ormai schiacciato che comunque un po' di sentimento ha generato
#14 Da uno scarto sono nato – un filtro per tabacco ormai schiacciato – un po’ di sentimento ha generato.
Se togli il primo strato, arrivi al cuore delle cose.
#15 Se togli il primo strato, arrivi al cuore delle cose.
Sono caduto dal petto dell'uomo d latta sulla strada per il regno di Oz. (leggi "incarto per panino con mortadella)
#16 Sono caduto dal petto dell’uomo d latta sulla strada per il regno di Oz. (leggi “incarto per panino con mortadella)
Buca si, ma con stile!
#17 Buca si, ma con stile!
cuore di Pasqua, cuore di cioccolato, cuore in mano, amore dolce
#18 cuore di Pasqua, cuore di cioccolato, cuore in mano, amore dolce

e nella categoria “gli speciali”:

Cuore metropolitano speciale n°2 (scovato da Michela Z. a Wroclaw in Polonia)
Cuore metropolitano speciale n°2 (scovato da Michela Z. a Wroclaw in Polonia)

Volete vedere i cuori metropolitani parte 1? andate QUI

Ma potete seguirli anche su instagram

 

 

 

 

Lo zen e l’arte di piegare le mutande

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Oggi finalmente una pausa. Da gennaio è iniziato un periodo lavorativo piuttosto impegnativo che terminerà a maggio, quindi denti stretti e via andare! Perché, nella migliore (leggi peggiore) tradizione del lavoratore atipico – quello, per intendersi, dei contratti a culetto (ops, progetto!), quello che paga i contributi ma che non vedrà mai la pensione perché i suoi, di contributi, servono a pagarla a qualcun altro – tutti lavori si accumulano nello stesso periodo per poi lasciarti improvvisamente in un vuoto cosmico.

Comunque, oggi sono a casa, sola, a tentare di smaltire una tosse tremenda che mi porto dietro da giorni, ripromettendomi relax e dolce far niente. Infatti, dopo aver amoreggiato con l’apparecchio per l’aerosol ho: fatto la lavatrice, preparato il lesso perché stasera voglio fare un’insalata,  passato l’aspirapolvere, dato il cencio in terra (= passato lo straccio), riordinato, piegato la biancheria.

Non c’è niente da fare, io in ozio per più di 3 minuti non riesco a stare; più sono stanca e stressata più ho bisogno di ordine e pulizia e questo, come capirete bene, è un cane che si morde la coda – perché se dopo 8 ore di lavoro per rilassarti devi prima riordinare, pulire e cucinare una buona cena, quando hai finito non ti rilassi, collassi!

Però oggi, il tutto è avvenuto con calma, col piacere di farlo e nella piena accettazione della mia natura. Dunque ho sperimentato la pratica zen della piegatura delle mutande: si, perché se la biancheria ammonta a 12 mutande da uomo, 21 da donna e un numero imprecisato di calzini, canottiere e reggiseni, devi per forza restare zen. Come? Fate in questo modo:

preliminari

– sistemate sul divano la biancheria da piegare

– accendete un po’ di musica, una candela e un bastoncino d’incenso

– stendete sul viso una maschera di bellezza

poi sedetevi accanto al vostro mare di panni e, dopo aver pescato il primo paio di mutande stendetelo bene e avviate la

pratica

1. inspirando piegate verso l’interno il lembo sinistro

Lo zen e l'arte di piegare le mutande

2. espirando piegate verso l’interno il lembo destro

Lo zen e l'arte di piegare le mutande 2

3. inspirando piegate verso l’alto il lembo basso

Lo zen e l'arte di piegare le mutande 3

4. emettendo un Oṃ (ॐ) sistemate da una parte le mutande piegate

Lo zen e l'arte di piegare le mutande 4

 

5. ricominciate con un nuovo paio di mutande

Se non siete andati in iperventilazione, complimenti! siete dei piegatori zen. Se invece vi gira la testa, poco male; godetevi lo stato di dolce stordimento, accasciatevi sulla biancheria e dormite. Avrete finalmente quel relax che tanto desideravate!

HO UN CUORE METROPOLITANO

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Io amo la città. Amo molto anche la natura, ma non potrei viverci immersa. Principalmente perché, pur amando la solitudine, non amo l’isolamento; e neanche le scomodità. Ergo, vivo in città. Sono una pelandrona e uso la macchina; sono una pelandrona e amo avere tutto vicino a casa; sono una pelandrona e se mi va di uscire a fare un giretto al mercato, il mercato deve essere vicino.

Più di tutte le categorie di città, mi piacerebbe una città di porto; perché mi dà idea di vita, di movimento, di cultura spontanea e di scambio. Ma non vivo in una città di porto e me ne faccio tranquillamente una ragione.

Impazzisco per la natura in città (ma per fortuna non mangio i funghi come Marcovaldo), da quella ordinata e microcosmica delle rotatorie, alle piante grasse di colore tendente al grigio che assumo sembianze stranissime su alcuni balconi di periferia; dalle piantine o erbacce che trapanano l’asfalto, ai giardini pubblici, al mio terrazzo.

Il mio cuore è nella città anche se ho uno spirito naturale. Ho deciso – per caso – di cercarne altri, di cuori metropolitani. Eccoli.

 

 

Puoi metterci una pietra sopra, asfaltarmi e calpestarmi, annerirmi, la mia natura non cambierà. Se nasci cuore, continui a battere - la morte poi, è tutta un'altre storia
#1 Puoi metterci una pietra sopra, asfaltarmi e calpestarmi, annerirmi, la mia natura non cambierà. Se nasci cuore, continui a battere – la morte poi, è tutta un’altra storia
L'amore ti trova anche se tieni lo sguardo basso
#2 L’amore ti trova anche se tieni lo sguardo basso
Crocevia di speranze
#3 Crocevia di speranze
L'amore si fa Uno nell'unione di due
#4 L’amore si fa Uno nell’unione di due
#5 Steso sul selciato mi chiedo quali ambizioni posso avere se non sbirciare sotto le gonne delle donne
#5 Steso sul selciato mi chiedo quali ambizioni posso avere se non sbirciare sotto le gonne delle donne
#6 Mi son fatto di pietra e acuminato per resistere agli urti di questa giungla che è la città
#6 Mi son fatto di pietra e acuminato per resistere agli urti di questa giungla che è la città
Mi son perso, che ci faccio qui?
#7 Mi son perso, che ci faccio qui?

 

#8 BIG BABOL heART! Masticato, sputa to e abbandonato. Di me non resta che una macchia di colore sul selciato...
#8 BIG BABOL heART! Masticato, sputato e abbandonato. Di me non resta che una macchia di colore sul selciato…
#9 Sono solo acqua, sono solo macchia. Vita breve e mal spesa la mia ma pur sempre sorpresa, suvvia!
#9 Sono solo acqua, sono solo macchia. Vita breve e mal spesa la mia ma pur sempre sorpresa, suvvia!

 

e nella categoria “gli speciali”:

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Cuore metropolitano speciale n°1 (regalatomi da Ilaria)

Ricottina al forno senza riverenza

timo, rosmarino, erba cipollina, menta, origano
timo, rosmarino, erba cipollina, menta, origano

Conoscete la storia della ricottina e della riverenza?

C’era una volta una povera ragazza di nome Bettina. Un giorno la vicina di casa le regalò una ricottina da fare in forno ma Bettina pensò bene di andare al mercato e venderla per ricavarci del denaro. Si mise la ricotta in capo e a testa alta e andamento fiero si incamminò; strada facendo cominciò a fantasticare sul suo avvenire che, ora che aveva la ricottina, le appariva roseo. “Ecco ora vado al mercato e vendo la ricotta. Con i soldi ricavati compro due pulcini: un galletto e una pollastrella. Li farò razzolare davanti casa e, quando la pollastrella sarà cresciuta e farà le uova, gliele farò covare così avrò tanti pulcini. Quando saranno diventati galletti li venderò e col ricavato comprerò due agnellini, uno maschio e uno femmina con i quali pian piano mi farò un gregge. Poi lo porterò al mercato e col ricavato della vendita comprerò due vitelli, maschio e femmina e con la vendita dei loro vitellini pian piano metterò da parte un bel gruzzolo con cui mi comprerò un prato. In mezzo al prato farò costruire una villetta e la gente, che ora mi disprezza, quando passerà davanti al cancello e mi vedrà, farà una riverenza dicendo – Buon giorno signora Bettina!”
Presa com’era dal suo sogno ad occhi aperti la ragazza imitò la riverenza e la ricottina, che era sulla sua testa, cadde e si spiaccicò al suolo. Pianse Bettina, sui suoi sogni infranti e sulla ricottina al forno che non mangiò mai.

Ricotta pronta per il forno

Se mai ve ne regalassero una*, prima di mettervela in testa insieme a strane idee, fate come me:
adagiatela in una teglia sopra ad un foglio di carta forno. Tritate molto finemente un misto di erbe fresche: timo, rosmarino, menta, erba cipollina, origano (o quelle che più vi piacciono) e unitevi sale e pepe. Coprite la superficie della ricotta con questo trito, passateci sopra un filo d’olio e mettete in forno a 180-200° per circa 45 minuti. Servitela tiepida e solo a quel punto fate la riverenza perché gli applausi non mancheranno!

La ricottina al forno
La ricottina al forno

*io ne ho cucinata una da 250gr ma secondo i gusti e l’occasione si possono fare quelle più piccole monoporzione.

Mandorle tostate

Mandorle tostate

Come accade per tutte quelle cose che con semplicità posso fare da sola, le mandorle tostate difficilmente le compro già fatte: è sufficiente mettere in forno (60°-80°) delle mandorle spellate biologiche con del sale marino integrale e lasciarle tostare finché non saranno diventate color nocciola (eh eh eh) e mangiarle quando si saranno raffreddate (finché sono calde non risultano croccanti). Si mantengo a lungo nei barattoli a chiusura ermetica. Almeno credo…in questa casa non durano mai a lungo! 😉

Il cuore (s)batte dove il sentimento duole – ovvero “sgombro in agrodolce”

Cuor di cipolla

Un paio di settimane fa, viaggiando in auto verso Brescia alla volta di un evento di tango, alla radio ho ascoltato un’intervista ad una cardiologa. Il discorso era già avviato quando mi sono sintonizzata, quindi inizialmente non riuscivo bene a capire di che argomento stessero parlando. La frase che la dottoressa ripeteva quasi ossessivamente poi, è stata fuorviante: “il cuore delle donne è speciale (…ale…ale…ale..e), cosa che mi faceva vacillare nel risolvermi tra l’intervista scientifica e quella ad un’attrice di fiction. Pian piano sono venuta al bandolo della matassa ma il tono dell’argomentazione mi infastidiva alquanto: “il cuore delle donne è speciale, diverso da quello degli uomini”. Implicando, foss’anche senza intenzione, che quello dell’uomo è NORMALE, ordinario e associando il ruolo femminile alla sfera emotiva, cosa per altro naturale a mio avviso ma ampiamente e talvolta banalmente abusata. La mia mente è corsa subito ad un libro che per me è stato pacificante oltre che grandemente divertente: “La manutenzione del maschio” di Jacopo Fo. Il titolo può far presagire uno zinzino di sessismo, (proprio come l’intervista di cui sopra) in realtà il libro tratta le differenze in amore tra uomo e donna in maniera assai equilibrata ed ironica fornendo alcune informazioni essenziali sull’amore a partire dal cervello, che è diverso nell’uomo e nella donna. La mente umana, a quanto scrive Fo, è relativamente nuova, “viene usata intensamente solo da una decina di migliaia di anni; lo stomaco invece, per fare un esempio, ha avuto a disposizione centinaia di migliaia di anni per perfezionarsi”. 

Ed ecco che le parti si invertono: la ricercatrice parla ad un livello emotivo di argomenti scientifici mentre l’artista – l’umanista – a livello scientifico parla della sfera sentimentale.

Ok, scavalco le mie digressioni “da viaggio in auto” (io salgo in macchina da passeggero e il mondo esterno non esiste più, neanche quello immediatamente vicino, nello stesso abitacolo – quando ero piccola e volevo fare la ballerina, fantasticavo di ballare. Oggi le cose non sono molto differenti) e arrivo al nocciolo: al di là delle modalità di presentazione mediatica dell’argomento, la cardiologa ha catturato la mia attenzione quando ha sottolineato che, essendo questa diversità scoperta assai recente, fino ad ora i due cuori sono stati curati allo stesso modo benché differenti, basandosi però sul “modello maschile”, se mi passate l’espressione. (E qui siamo daccapo, ditemelo che stasera è una congiura questa del sessismo!). Ma in che modo sono diversi – mi domandavo – ? la dottoressa prontamente mi ha risposto: nel modo di ammalarsi.

Avvertenza! Io non sono un medico, quello che scriverò da qui in poi è quanto ricordo della trasmissione radiofonica ma non ha assolutamente valore professionale (se volete avere informazioni più credibili andate qui)

L’infarto del miocardio è il modello maschile, in cui l’occlusione che impedisce al sangue di arrivare al cuore interessa le arterie coronarie. Il modello femminile – che peraltro in fase di crisi presenta gli stessi sintomi, dall’alterazione degli enzimi al forte dolore al petto – riguarda invece il “microcircolo coronario” (si, questo sono andata a ricercarmelo, ché chi se lo ricordava?!) cioè i vasi coronarici più piccoli e quindi anche meno evidenti. Questa malattia colpisce principalmente le donne dopo la menopausa e in particolare in momenti di grande dolore, come un lutto. Per questo, e secondo la modalità di rappresentazione mediatica di cui sopra, è stata chiamata sindrome da crepacuore. Studi Giapponesi hanno rilevato che il cuore prende una caratteristica forma che noi diremmo a palloncino ma che i giapponesi associano invece al Tako-Tsubo, una cesta per raccogliere i polpi. Ma qui la cosa si fa ancora più specifica e io non mi avventuro oltre, ho già sfidato a sufficienza la sorte.

Però vado a dare una spolveratina al libro di Fo perché fa bene al ménage familiare e intanto vi lascio una ricettina facile ma un po’ approssimativa (sorry!) da fare quando in casa è rimasto solo dello sgombro sott’olio. Ovvero alla catastrofe.

Sgombro in agrodolce:

2 scatolette di sgombro sott’olio

1 cipolla rossa*

aceto di vino rosso*

zucchero di canna chiaro*

acqua

pinoli

olio e.v.o*

Tagliare finemente la cipolla. In un pentolino portare ad ebollizione un paio di bicchieri d’acqua con dell’aceto rosso (la quantità decidetela voi secondo il gusto considerando però che l’ ”agro” si deve sentire). In un altro pentolino far rosolare la cipolla con un pochino d’olio e aggiungere metà del liquido non appena inizia a dorare, in modo che resti morbida. Far evaporare un po’ a fuoco vivo quindi iniziare ad aggiungere un cucchiaino raso di zucchero. Non so darvi una dose esatta, io procedo per tentativi assaggiando l’acqua via via e facendo lo stesso per testare l’aceto. L’agrodolce è un gioco di equilibri (come per la donna e l’uomo) e quindi preferisco affrontarlo per gradi ché ha già in sé le lacrime della cipolla. Abbassare la fiamma e far insaporire, se necessario aggiungere gradualmente altro liquido (sia esso solo acqua, solo aceto o entrambi secondo la vostra propensione per il maschile o il femminile). Tenete presente però che a cottura ultimata dovrà esserci sufficiente liquido da coprire i filetti di sgombro. Scottare in padella antiaderente una manciata di pinoli.

Quando le cipolle saranno cotte, ben morbide e insaporite di agrodolce, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire. Intanto scolare i filetti di pesce ed estrarli con cautela dalla scatoletta in modo da poterli adagiare a strati in una piccola terrina o recipiente per il frigo. Intervallare gli strati di sgombro con le cipolle, un po’ di pinoli, un filo d’olio e finire di coprire col liquido di cottura ma senza affogarlo che già sta messo male! Far riposare un po’ prima di mangiarlo e anche se l’ideale sarebbe il giorno prima per il giorno dopo e con lo sgombro fresco cotto in forno con solo un po’ di sale, un filo d’olio e poi sfilettato, va bene anche con la scatoletta e la fretta perché per la perfezione c’è ancora tempo. 

si, c’è ancora tempo” – dissero i pesci un attimo prima di finire in forno.

(*ingredienti biologici)

Pesce azzurro
C’è tempo per la perfezione!

E voi ce l’avete una ricetta a base di unione e contrasti?

SFIZIO!

Aperitivo all'improvviso
Aperitivo all’improvviso

All’improvviso un aperitivo…

frigo vuoto

mandorle finite

formaggi, pausa

salse neanche l’ombra

pane non ce n’è

trovo nell’ordine: un po’ di schiacciata al bar sotto casa, filetti di tonno sott’olio, un barattolo di ceci* e un sacchettino di pomodori secchi che volevo mettere sott’olio.

Faccio rinvenire al vapore i pomodori secchi e li trito a coltello, faccio bollire un po’ i ceci nella loro acqua perché troppo duri per ciò che ho in mente, sciacquo e poi trito dei capperi sotto sale che avevo in frigo. Unisco gli ingredienti in una ciotola, poi faccio sgocciolare il tonno dall’olio e comincio a sminuzzarlo e lavorarlo bene con le dita come insegna Al Pacino a Michelle Pfeiffer in “Paura d’amare” (film che mi manda in brodo di giuggiole e che riguarderei una volta al mese; con attori fantastici – tutti – e un uomo e una donna belli come pochi).

Giro bene tutto col cucchiaio, poi scolo i ceci e quando sono tiepidi li schiaccio grossolanamente e li unisco al resto. Dopo aver salato e pepato il tutto, in una tazza emulsiono dell’olio e.v.o.* con salsa senape con i quali condirò la mia farcitura della schiacciata. Lascio riposare per un po’ il composto in modo che i sapori si amalgamino e poi farcisco dei pezzetti di schiacciata tagliati a metà…

…et voilà

un colpo di sole... ops! di genio!
un colpo di sole… ops! di genio!

*ingredienti biologici

FOTOROMANZO Le Fromage e La Girolle, une histoire d’amour

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Alcuni anni or sono ho fatto un viaggio nel sud della Francia. A trovare una coppia di amici trapiantati a Sète, città natia di Georges Brassens; pittrice danese lei, viticoltore biodinamico italiano lui. Tra le molte cose bellissime di quel primo viaggio in Languedoc-Roussillon, LOU PASTROU (“il pastore” in occitano), un formaggiaio che sulle sue assi di legno easy-chic conservava brandelli di paradiso. Da lui non solo ho sognato contemplando il centro pastoso della grande latta piena di burro ma ho conosciuto alcuni formaggi buonissimi tra cui uno svizzero, la Tete de Moine.

Rientrata da quel viaggio con le papille gustative esaltate e gli occhi pieni di bellezza, un giorno, per mercatini, mi sono imbattuta in una “girolle” – coltello orizzontale per tagliare la Tete de Moine – e l’ho comprata, convinta che in qualche modo sarei incappata un giorno anche nel tipico formaggio vaccino da gustare in fiori. E invece no, il formaggio non l’ho mai trovato e la girolle è rimasta nel cestello della cucina, sbatacchiata tra una padella e un contenitore per conservare gli alimenti.

Non è Demi Moore in Ghost ma La massaia contemporanea alla girolla
Non è Demi Moore in Ghost ma La massaia contemporanea alla girolla


Fino a che due amici, membri del G.A.S trasferitisi in Svizzera e di passaggio a Firenze, ne hanno portate due forme. E allora la riunione del gruppo d’acquisto si è trasformata nuovamente in conviviale cena a base di squisitezze e per una volta in boudoir ruffiano per l’amoroso incontro tra la girolle et le fromage. Penetrante lei, accogliente lui; e sbocciarono le rose.

La rosa
La rosa

Ho ritrovato un sapore; sono andata incontro all’Universo; ho arricciato e mangiato fiori di formaggio. Sono stata felice.

E stasera di più:

un aperitivo subitamente mutato in cena che dalla svizzera chierica monacale è passata allo stracchino invecchiato di Lamporecchio (PT) scivolando su “Cento passi” – vino bianco di Libera Terra*. Tra pistacchi e miele d’acacia per finire con qualche cucchiaio di  yogurt con miele, odore d’arancia e semi di sesamo.

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* in Francia si beveva il Muscat… (con molta gioia, aggiungerei)

FOTOROMANZO La forza del destino

personaggi e interpreti

Girolle in La Girolle

Tete de Moine in Le Fromage

Carotina nel ruolo di se stessa

e l’amorevole partecipazione de Le Mani

 

La Girolle, chiusa in un cassetto, soffre il senso dell'inutilità
LA GIROLLE, CHIUSA IN UN CASSETTO, SOFFRE IL SENSO DI INUTILITA’
Le Fromage, distante, oltralpe, soffre la solitudine
LE FROMAGE, DISTANTE, OLTRALPE, SOFFRE LA SOLITUDINE
Una sera, finalmente, si incontrarono
UNA SERA, FINALMENTE, SI INCONTRARONO
Se son rose fioriranno, pensarono
“SE SON ROSE FIORIRANNO”, PENSARONO prendendo il destino tra le mani
…E FIORIRONO
…E FIORIRONO

…intanto a Carrot Town…

 

Carotina sogna un ruolo importante in un film dell'orrore e si immagina trucidata da una lama rotante
Carotina sogna un ruolo importante in un film dell’orrore e si immagina trucidata da una lama rotante
si immagina danzare col tutù
poi si immagina danzare col tutù
un po' come Ginger Rogers ma senza Fred Astaire
un po’ come Ginger Rogers, ma senza Fred Astaire

Domani, più panìco e meno uccelli!

Più (polpette di) miglio e meno uccelli
Più (polpette di) miglio e meno uccelli

Il detto fiorentino originale – che ammonisce chiunque dal fare il passo più lungo della gamba (se non puoi permetterti il becchime tieni meno uccelli) – recita “UN ALTR’ANNO, più panìco e meno uccelli” ma figuriamoci se aspetto così tanto prima di ricucinare le polpette di miglio; quando le ho provate la prima volta circa 10 giorni fa, le ho fatte per due giorni di seguito tanto mi sono piaciute.

Il miglio in terrazza. I semi ce li dettero ad una mostra a Palazzo Strozzi
Il miglio in terrazza. I semi ce li dettero ad una mostra a Palazzo Strozzi

Il miglio, ovvero il panìcum miliaceum, è un cereale minore (sarà perché ha i chicchi così piccoli?) che io non amo (sarà perché ha i chicchi così piccoli?) pur avendolo anche ospitato tra le mie colture in terrazza. Qualche tempo fa ne ho comprata una confezione; il perché non lo so, fa parte di quei misteriosi meccanismi cerebrali di una massaia con bisogni di compensazione.

A quel punto comunque dovevo trovare un’alternativa valida a due, egualmente insopportabili, soluzioni del problema:

  1. cucinarlo come primo piatto (in zuppa o asciutto) per poi mangiarne due cucchiai e lasciarlo a stazionare in frigo per giorni e poi buttarlo via

  2. lasciarlo nella dispensa per molto tempo. Molto, molto tempo. Moltissimo tempo. E poi buttarlo via.

L’alternativa si è presentata sotto forma di polpetta, ed è stato amore al primo morso (sarà perché ha i chicchi così piccoli? Forse, perché in effetti quella capacità di ammapparsi che solitamente non sopporto in questo cereale, per fare le polpette diventa un’arma segreta per la loro buona riuscita e gradevolissima consistenza**)

Ingredienti per circa 30 polpette:

1 tazza di miglio*

2 tazze di acqua*

2 carote*

1 costa di sedano*

1 porro*

verza* o altra verdura a piacere (broccoli, zucca…)

1 uovo*

1 cucchiaino di curcuma

gomasio* (oppure semi di sesamo)

pangrattato

olio e.v.o*

Cuocere il miglio facendolo lessare nelle due tazze d’acqua con un pochino di sale per circa 20 minuti, quando l’acqua dovrebbe essere assorbita. Se dovesse cuocere un po’ di più non preoccupatevi tanto diventerà una polpetta.

Affettare il porro e tritare le carote con il sedano e far appassire tutto nella padella con l’olio, aggiungendo se necessaria un po’ d’acqua, affinché le verdure restino morbide. Tagliare la verza a striscioline sottili e aggiungerla alle verdure; far saltare un pochino poi aggiungere la curcuma e il gomasio, oppure il sale e dei semi di sesamo tostati (facoltativi secondo i gusti naturalmente). Terminare la cottura, poi lasciare intiepidire sia il miglio che le verdure e infine unire tutto in una zuppiera; aggiungere l’uovo (se l’impasto risultasse troppo liquido unire un po’ di pangrattato). A questo punto formare delle palline e passarle nel pangrattato (avendo cura di sciacquarvi spesso le mani altrimenti nell’impasto che state maneggiando finirà troppo pangrattato e le polpette potranno risultare un po’ dure : mi è successo una volta con delle polpette di baccalà, un vero peccato). Disporre le polpette in una pirofila o una teglia foderata di carta forno, versare un filo d’olio e infornare a 180°. Cuocere 10-15 minuti per lato.

Sono buone sia calde che fredde. Ne voglio un kilometro, anzi un miglio!

* ingredienti biologici

** fin’ora vi ho mai parlato di consistenza? No? Strano perché secondo mia mamma “consistenza” è la parola che pronuncio più spesso parlando di cibo. A voi non sembra importante la consistenza?

eMOticamente .-)

Vorrei segnalare questa campagna di sensibilizzazione che l’agenzia Rosapark ha creato per la no-profit Innocence en danger in Francia. Sono gli occhi sporgenti e i sorrisi giganti di un volto umano combinato con un emoticon a far riflettere sui pericoli che possono incontrare i più giovani su internet. Partendo da un linguaggio vicino a loro, (per costruire un rapporto di fiducia, proprio come farebbe un adescatore in rete – ecco perché la scelta degli emoticons) serve ad esortare anche gli adulti ad essere vigili: le cifre sulla pedofilia in rete sono allarmanti e in fondo non si può conoscere con certezza il volto che sta dietro una “faccina”.

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