Ona! Ona! Ona! ma che bella rificolona!

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Ona Ona Ona ma che bella rificolona

la mia l’è co’ fiocchi, la tua l’è co’ pidocchi!

è più bella la mia, di quella della zia…*

Sapete cos’è la festa della Rificolona, che si festeggia a Firenze il 7 settembre? (oltre che la mia festa preferita intendo…)

Così la definisce il “VOHABOLARIO del vernacolo fiorentino e del dialetto toscano di ieri e di oggi” di Stefano Rosi Galli:

La rificolona (pronuncia rifiholona o rifriholona) è una festa tradizionale fiorentina. la sua origine risale a prima dell’800, quando tutti i contadini, la sera del 7 settembre, vigilia della festività religiosa che commemora la natività della Madonna, a cui Firenze è devota, s’incamminavano dalle colline di Vallombrosa e  dell’Impruneta in una lenta marcia verso piazza Santissima Annunziata, sia per rendere omaggio alla Vergine Maria, sia per vendere i loro prodotti sotto il loggiato dello Spedalino degl’Innocenti. Il termine sembra che derivi da “fierùcola”, cioè una fiera di non eccessiva importanza. Mentre la tradizione di portare lanterne di carta, si deve al fatto che la città, fin dal XIII secolo, veniva illuminata soltanto dalle lampade a cera o ad olio poste per lo più agli angoli delle vie. I primi lampioni, prima a olio, poi a gas, e infine elettrici, arrivarono solo nell’800. La sera del 7 settembre i pellegrini si accomodavano sotto i loggiati della piazza e alla luce dei loro lampioncini di carta o tela colorata cantavano le laudi alla Vergine. E da qui è poi nata la tradizionale festa come la conosciamo oggi. Negli anni ’50, questa pittoresca festa fiorentina si svolse anche sull’Arno e precisamente a monte del fiume, nel tratto fra Bellariva e la Pescàia di San Niccolò. I bambini, quando si incamminano verso la festa, sono soliti cantare una tipica filastrocca che tutti conoscono*. San Giovanni Valdarno è l’unico paese della vallata fiorentina che continua a celebrare la festa. Forse per rivendicare, come dice qualcuno, una fiorentinità persa due secoli fa, quando fu stabilito il confine con Arezzo giusto alle porte del paese.

La festa vede i bambini girare per le vie con la loro rificolona di carta, dalle fogge più diverse (sole, luna, casa, lanterna, animali ecc…) appesa alla canna e illuminata dalla candela che sta all’interno. Altri bambini fanno a gara a bucarle con cerbottana e pirulini (prima) o palline di stucco (oggi), infuocandole.

Il Pirulino è un piccolo cono di carta fatto a mano, finissimo e appuntito, usato come proiettile della cerbottana.

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E’ una festa magica.

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