Il DOGMA della mia prima volta

 


Il DOGMA della mia prima volta

Signore e signori vi racconto la mia prima volta!

Nessun contenuto “hot” però, solo ironia – per quanto, proprio l’ironia mi risulti estremamente sexi. Mi riferisco alla “mia prima volta” nel ruolo di foodblogger in prima linea, quella che va nei posti ganzi, li fotografa, si informa prima-durante-dopo l’incursione, assaggia i piatti forti, li recensisce scrivendo un ottimo post sul suo blog e, guadagnandosi una buona reputazione tra i suoi lettori, diventa pian piano un cosiddetto “influencer”. Come è stata la mia interpretazione? Scarsina, quasi dilettantistica; ne conseguirà un articolo sfigato che gioca al ribasso per risultare simpatico. Siete avvisati, prendetelo come un dogma.

Nei miei pensieri, questa prima volta mi avrebbe vista organizzata, figa, preparata. Invece ero in cerca delirante di una penna.

E per fortuna che il locale è accogliente, ben curato ma senza incutere soggezione; ci invitano a sederci dove preferiamo e chissà come, finisco proprio col volto rivolto verso la lavagna del menù del giorno.

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I dubbi amletici iniziano ad assalirmi:

  1. glielo dico che vorrei scrivere un post su di loro?

  2. sembrerò maleducata se mi beccano a fotografare?

  3. si, bisogna che chieda il permesso

  4. allora gli devo dire il motivo

  5. ma se glielo dico prima di mangiare sembra che voglia una cura particolare

  6. ma se glielo dico dopo, sembra fatto a tradimento

  7. scommetto che Edoardo Raspelli non ha mai avuto di questi dubbi.

Insomma, alla fine ho blaterato qualcosa su un fantomatico blog e un’amica in comune e ho ordinato un’insalata mista.

E qui possono partire cori e fischi:

Lettore: Invece di assaggiare i mezzi paccheri alla crema di piselli, il taboulé di cous cous o il seitan alla siracusana hai preso un’insalata mista?

Io: Si, ma giuro che ho osservato attentamente i piatti dei miei vicini di tavolo.

E a mia discolpa posso addurre un elemento probante: la scheda per comporre la “mia” insalata. Potevo forse rinunciare ad un lapis e ad un foglio tutto colorato su cui scrivere? Potevo rinunciare a quello che aveva tutta l’aria di un giochino? no. E quindi vada per l’insalata, che è risultata buona e tanta.

 

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la foto non rende giustizia alle dimensioni (e in fatto di cibo non la penso come nel sesso: le dimensioni sono importanti!)

 

 

Ruminando la verdura, e rimpinzandomi di pane oltre ogni mia intenzione, penso che quello che mi interessa di più è il progetto che sta alla base di questo tavolino, di quel menù e delle materie prime che compongono i piatti e che ve la devo raccontare:

il proprietario del DOGMA è Salvo, un ragazzo siciliano che ha cambiato la sua vita professionale cogliendo un’occasione che gli si è presentata qui a Firenze (si, siamo a Firenze). Con lui si è imbarcata Olachi, la ragazza che lo affianca in sala e lo chef, Antonio, che dalla Sicilia lo ha raggiunto per essere l’anima intransigente della cucina (“neanche per un caso i piselli surgelati possiamo comprare” mi dice Salvo parlando di Antonio). Si, perché al DOGMA partono solo dalle materie prime, non c’è niente di già pronto; i prodotti sono al 99% BIO anche se ancora non possono scriverlo per questioni di carattere burocratico e anche i mobili se li sono fatti in gran parte da soli assemblando materiali di scarto ma con una cura e una riuscita assolutamente credibili.

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I piatti, principalmente vegani (e io ci sono venuta apposta per il mio mercoledì-veg), sono cucinati sulla base di ricette siciliane le cui materie prime essenziali, quelle senza le quali i piatti non avrebbero un sapore tradizionale, arrivano direttamente dall’isola patria anche a costo di notevoli complicazioni. E io gliene sono grata, perché il cannolo siciliano che ho mangiato dopo l’insalata, riempito al momento, era da 10 e lode.

BIEP! BIEP! BIEP! ALLARME ROSSO BIEP! BIEP! BIEP!

IL-CANNOLO-NON-ERA-VEGANO IL-CANNOLO-NON-ERA-VEGANO

BIEP! BIEP! BIEP!

Si ok ho sgarrato, mea culpa, ma voi che avreste fatto?!

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Apprezzate almeno la sincerità e credetemi se vi dico che un pranzo qui vale la pena (per adesso non coprono servizio cena ma stanno organizzandosi per iniziare a settembre) magari di lunedì, perché potreste trovare un buffet a prezzo fisso con la formula “all you can eat” e Salvo che vi parla dell’oliva “iblea” e del suo olio. Io ci torno sicuramente.

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Se volete altre informazioni potete andare sulla pagina fb o scrivere a dogmacafe@libero.it

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2 pensieri su “Il DOGMA della mia prima volta

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