Piccolo breviario degli inconvenienti

Un mercoledì da leoni

il mercoledì da leoni della massaia contemporanea

 

Nel cercare una ricetta che mi permettesse di utilizzare la farina di mandorle che avevo recentemente acquistato tramite il G.A.S. mi sono imbattuta nella ricetta di una torta che mi ha dato molta soddisfazione.

La ricetta mi serviva perché, invitata a cena da dei cari amici, mi ero offerta di portare il dolce. E questo, non si fa! Ma non mi riferisco al gesto di portare qualcosa ad una cena, questo non solo si può ma si deve fare; Il “cosa” però è tutto da vedere; comunque sia l’importante è che si tratti del proprio cavallo di battaglia: mica vorrete sperimentare qualcosa che non avete mai fatto, proprio stasera?! Giammai! Questo, non si fa!

E invece si. Spesso; e dire che lo conosco il primo assioma di Murphy “se qualcosa può andar male, lo farà”.

Piccolo breviario degli inconvenienti culinari:

  • la teglia che si usa solitamente per fare la torta è a casa della mamma dove l’abbiamo lasciata ieri sera a cena.

  • L’altra andrebbe bene ma è rigata e la torta, che solitamente viene perfetta, si attacca al fondo

  • le lame del frullatore sono scomparse

  • qualcuno dei vostri coinquilini ha mangiato l’ingrediente fondamentale

  • nel pesare gli ingredienti cade di mano il bicchiere pieno d’olio

  • (la più terribile) il frullatore a immersione si è rotto

  • la farina ha fatto le farfalline

  • nel rientrare a casa dopo essere stati di corsa a comprare il lievito per dolci che eravamo convinti di avere ma ci sbagliavamo, ci accorgiamo di essere usciti senza chiavi

  • il forno è impazzito

Ecco, a me queste sono capitate tutte; devo precisare però – per amor della scienza – che ho elencato solo quelle che per ricorrenza tendono a far media, tralasciando una serie di casi isolati e forse più strambi. Come quella volta in cui decisi di portare ad una cena delle crostatine ma le persi sull’asfalto del viale di circonvallazione – non vi racconto adesso come è andata per filo e per segno ma vi consiglio di non usare buste di carta sotto la pioggia se volete che quello che contengono arrivi a destinazione; soprattutto se siete in motorino.

Insomma, se però quel giorno vi sentite temerari e abbastanza forti e fortunati da sfidare la sorte, sappiate che una volta su tre vi andrà bene e il vostro ardore verrà ricompensato; che preparerete un nuovo piatto buonissimo che poi andrà ad accrescere la lista dei vostri cavalli di battaglia. Ma solo una volta su tre, le altre due dovrete ingegnarvi per glassare una torta che è stata tutta scattivata da bruciature; essere pronti a mentire affermando “che strano, l’ho fatta tante volte, non so come mai oggi sia venuta così male”; dare la colpa al vostro gatto e scusarsi per essersi presentati con della frutta secca invece che con il dolce promesso (“ma in un attimo di distrazione – incredibile, solo un attimo – il gatto lo ha leccato”) perché si era spaccato mentre lo capovolgevate sul piatto.

Però quella volta su tre, in cui fieramente potrete dire “grazie, sono contenta che vi piaccia, è la prima volta che lo faccio” ripagherà tutte le fatiche; un giorno eroico cui farà da tappeto sonoro il plauso degli amici. Il giorno in cui avrete mandato al diavolo la prudenza da casalinga per far emergere il vostro lato ribelle. La Stangata. Il “mercoledì da leoni” della massaia contemporanea che ognuno ha dentro.

Bene, e ora veniamo al dunque: tutto questo per dirvi che venerdì sera ho cucinato un nuovo dolce e mi è venuto bene. Un dolce che vagava nella rete reietto e senza nome (si accettano suggerimenti) ma che ha ingredienti da Re.

Farina di Mandorle 100 gr

1 Arancia non trattata

Zucchero Mascobado 100 gr

Cacao Amaro 40 gr

Radice di Zenzero, secondo i gusti

3 uova

lievito 5 gr

bicarbonato, un pizzico

sale, un pizzico

Lavare l’arancia e cuocerla intera (buccia e tutto) in acqua per almeno 2 ore dal bollore. Farla intiepidire e poi tagliarla a pezzi, togliere i semi e poi frullarla col frullatore a immersione facendone una poltiglia. Rompere le uova e sbatterle, grattugiarci dentro un pezzetto di radice di zenzero e unire l’arancia. Per ultimo unire tutti gli altri ingredienti e mescolare bene. Infornare a 180° per circa 40 minuti (o secondo il proprio forno, il mio è pazzo dunque non fa testo).

Vi assicuro che è buonissima, soprattutto per chi come me ama i dolci poco dolci.

Torta Mac

 

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