CHI FA POU-POU IL PRIMO DELL’ANNO FA POU-POU TUTTO L’ANNO – sogni e speranze di un colon irritabile –

POU

POU

POU è un gioco per smartphone in cui un piccolo essere marrone va accudito e nutrito affinché cresca sano e forte; in pratica l’evoluzione del Tamagochi degli anni ’90. Le voci su cosa sia esattamente Pou sono molte (un alieno? un animale? una patata?) ma la mia preferita è quella che lo identifica con una cacca: oltre a trovarlo buffo, dal mio punto di vista il fatto di nutrire ed educare una cacca mi dà un certo senso di identificazione con alcune pratiche che seguo per educare e tranquillizzare il mio irritabile intestino.

Il primo dell’anno ho fatto la cacca. La notizia sicuramente non risulterà interessante ai più ma forse, chi come me soffre di stitichezza, potrà capire la mia gioia se è vero che questo – secondo la tradizione scaramantica legata al capodanno – significherà farla tutto l’anno.

Essere stitici, subire stress e minimi cambiamenti riversando tutto sulle funzioni intestinali (per eccesso o per difetto) è invisibile al mondo esterno ma piuttosto invalidante. Quando devo fare un viaggio oltre ad impazzire per preparare la valigia devo anche organizzarmi con tutto ciò che potrà aiutarmi a superare l’inevitabile muro che mi si parerà davanti, anzi, didentro (dai fermenti lattici alla fibra di psillio, dal libro di invocazioni ai Santi Erasmo e Mederico a quello degli scongiuri più pagani). Il periodo più buio che ricordo è durato circa sei mesi, quando smisi di fumare: sparita la pratica mattutina del “caffè e sigaretta” il mio apparato intestinale entrò in sciopero: che sensazione orribile veder crescere la pancia, dura come un tamburo e dolorante e instaurare ogni giorno, anche per più di una volta, delle guerre il cui campo di battaglia era un vero cesso. Quella volta, dopo aver tentato con innumerevoli rimedi, a salvarmi fu la fibra di psillio, i cui semi contengono una mucillagine che a contatto con l’acqua si rigonfia e aumenta di volume provocando l’ammorbidimento delle feci e facilitandone l’espulsione oltre ad avere effetto sfiammante. Un po’ come i semi di lino, ma a mio parere in maniera più efficace. Da allora le cose sono notevolmente migliorate e non perché ho ricominciato a fumare (!) ma soprattutto perché ho variato la mia alimentazione (molta più verdura – sulla frutta ci sto ancora lavorando – cibi integrali) e cerco di bere molto più di quanto facessi prima. Inoltre, sempre alla ricerca di una panacea, ho conosciuto alcune pratiche che mi hanno permesso di scansare il ricorso, alla lunga controproducente, ai lassativi.

Prima di tutto il lavoro su me stessa, cercando di capire cosa si cela a livello psichico dietro la stipsi (dal greco STYPHEIN, stretto): la partita che si gioca riguarda il conflitto tra il trattenersi e il lasciarsi andare, tra il possesso e la donazione; si trattiene per paura di disturbare, per paura di non piacere a qualcuno; si trattiene per gelosia e avarizia.

Poi mi sono imbattuta nella pratica dei “bagni derivativi” di France Guillain (a sua volta mutuata dagli studi del dott. Louis Kuhne) cui ricorro di tanto in tanto non solo per favorire l’evacuazione ma anche per disintossicarmi, far passare infiammazioni o rendere più bella la pelle. Si tratta di una pratica gratuita e semplice per la quale necessita solo una spugna, dell’acqua fresca e del tempo da dedicare a se stessi.

(per saperne di più, in rete e in libreria troverete tutte le informazioni necessarie, allego solo uno dei tanti link utili allo scopo http://naturopatia.over-blog.it/pages/il-bagno-derivativo-3542546.html )

Ma ciò che negli ultimi mesi ha veramente cambiato la mia vita intestinale è stato il KEFIR, Dio lo benedica!

Granuli di Kefir

Granuli di Kefir

Si tratta di una bevanda fermentata dai numerosi effetti benefici: non a caso la parola Kefir deriva dal turco “keif” che significa “sentirsi bene”; proviene dal caucaso dove la popolazione è quella più longeva al mondo e oltre a favorire le funzioni digestive e intestinali aumenta le difese immunitarie. È una bevanda probiotica ottenuta dalla fermentazione del latte (di mucca, di capra, di pecora o di cocco) o di acqua e si ottiene attraverso granuli gelatinosi di colore bianco o giallo che contengono un mix di batteri e lieviti “ospitati” da un polisaccaride. Io personalmente produco kefir d’acqua che si ottiene inizialmente utilizzando gli stessi granuli del kefir di latte – l’adattamento avverrà in due/tre giorni e sarà irreversibile. Ne deriva una bevanda leggermente alcolica e frizzante ricca di vitamine, minerali, fermenti lattici e pro-biotici. I granuli non vengono venduti nei negozi ma solitamente passati da amici (ma pare si possano acquistare su eBay). A me li ha passati Elisa, la mia fonte inesauribile di conoscenze su pratiche e medicine alternative. A mia volta li ho passati ad amici e parenti.

Si prepara ponendo dell’acqua in una brocca (tra il mezzo litro e il litro) cui si aggiungeranno i grani di kefir, 1 cucchiaino di zucchero e una o due fette di limone (si può usare però anche altra frutta secondo i gusti). Le dosi variano secondo la quantità di granuli, partendo da circa 3-4 cucchiai che nel tempo cresceranno e andranno poi passati ad altri. Una volta inseriti tutti gli ingredienti ed aver mescolato bene affinché lo zucchero si distribuisca, bisogna tappare la brocca avendo cura di lasciare però il passaggio di un po’ d’aria – meno aria ci sarà e più la bevanda risulterà alcolica (non pensate però di aver trovato un modo “salutare” per prendervi una ciucca perché la quantità di alcol solitamente presente è di 0,2-1%). Lasciar fermentare per circa 24 ore, passate le quali, la bevanda andrà filtrata con un colino mentre la si versa con l’imbuto in una bottiglia dal collo abbastanza largo (tipo quelle delle passate di pomodoro). I granuli andranno quindi sciacquati sotto l’acqua corrente, versati nuovamente nella brocca procedendo poi ad aggiungere limone e zucchero. Si riparte, altro giro altra corsa venghino signori venghino la longevità vi attende! La bevanda si beve la sera prima di coricarsi o la mattina ma in realtà non ci sono veti e la si può bere quando più si preferisce (c’è chi dice anche durante i pasti).

Certo è un po’ noioso ogni giorno dover filtrare, zuccherare, tappare ecc… e qualche volta ne farei volentieri a meno, ma i benefici per me sono tali che tutto è ripagato. Inoltre trovo che un costante e giornaliero appuntamento con qualcosa che si sa far bene a se stessi aiuti a comunicare al proprio corpo e alla propria psiche che ci prendiamo cura di loro costituendo un bell’esercizio in grado di combattere la trascuratezza di noi; ché troppo spesso ci mettiamo in secondo piano a favore di impegni e rendimento. Vogliamoci bene dunque, doniamoci a noi stessi e al mondo, prendiamo e rendiamo che la natura è perfetta e lo stercorario ringrazia!

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Sento che qualcosa sta spingendo nella pancia forse un ippopotamo o forse il re di Francia;

forse un bastimento che dall’argine si stacca, forse forse forse…è la mia cacca.

 

C’è qualcosa dentro che vorrebbe uscire fuori forse prigionieri o forse sono fiori;

forse son galline chiuse strette in una sacca, forse forse forse…è la mia cacca.

 

E sento un movimento che si vuole liberare, forse sono onde che s’azzuffano nel mare;

forse è un esercito glorioso quando attacca, forse forse forse…è la mia cacca.

 

Sento un gran tumulto che tra poco scoppierà, tremano i tombini sotto tutta la città;

forse è un terremoto che sconvolge scassa e spacca, forse forse forse…è la mia cacca!

(“La cacca” parole di Roberto Piumini – musica di Giovanni Caviezel)

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