Sulla bruschetta di Pietro e sul disarmare la cipolla

Aglio e cipolla sono due tesori inestimabili; buoni, versatili, indispensabili ma da maneggiare con cautela, soprattutto per una come me che li digerisce malissimo e che per di più balla tango argentino.

Come fa una tanguera a usare in cucina questi gioielli senza poi appestare tutta la milonga*? 
Ha un vademecum di accorgimenti:


1) – il più drastico – non usarli affatto quando sa di andare a ballare


2) non usarli crudi – ma tanto per me questa è la prassi -


3) usare l’aglio intero e non tritato in modo da poterlo evitare


4) trattare la cipolla con aceto

Ed è proprio di quest’ultimo punto che voglio parlare in maniera più dettagliata. Il modo di rendere più innocua la cipolla l’ho dedotto frequentando la “Taverna di Pietro”, un ristorante di pesce che definire spartano è poco. Il menù è costituito da pochi e intramontabili piatti fatti in maniera molto casalinga, il pesce è fresco e se hai la fortuna di beccare il giorno in cui hanno cambiato l’olio della friggitrice, potrai mangiare una frittura mista buonissima! Se a questo si aggiunge che Pietro – il cuoco/gestore partenopeo – mi fa ridere e che i prezzi sono contenuti benché discrezionali posso riuscire a definire pittoresco l’arredamento che risale agli anni ’70, a bere il vino bianco della casa anche se al secondo sorso la testa gira come sul tagadà e accettare di dover lavare poi tutto quello che avevo indossato per cena perché saprà immancabilmente di fritto.
 Ebbene, da Pietro c’è la piacevole abitudine di portare ai clienti uno stuzzichino che, per il rapporto tra semplicità e resa, trovo geniale: una fetta di pane abbrustolito con sopra una grossolana dadolata di carota, sedano e cipolla rossa, crudi, che sono stati fatti un po’ macerare in olio, aceto, sale e pepe. E credetemi se vi dico che è buono!
Il grande mistero, ogni volta che mangiavo questa bruschetta era che non mi rimaneva tanto indigesta come avrei pensato e alla fine ho capito che il merito era dell’aceto.
Adesso quindi ogni volta che devo usare la cipolla cruda – o cotta ma in quantità consistente – la tengo un po’ in ammollo in acqua e aceto dopo averla sbucciata e tagliata. Più ci sta e meglio è ma naturalmente dipende dal tempo che si ha a disposizione; se ne ho abbastanza, io cambio l’acqua un paio di volte e alla fine sciacquo bene la cipolla e l’asciugo. Perché la prudenza non è mai troppa, potrei giocarmi un buon ballerino!

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2 pensieri su “Sulla bruschetta di Pietro e sul disarmare la cipolla

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