Carta canta!

Il pane carasau e quello guttiau sono prodotti sardi. Si tratta di pane croccante ed estremamente sottile; il carasau è detto anche “carta musica” per via del suo crocchiare sotto ai denti e il guttiau è un carasau che subisce una doppia cottura ed è condito con olio.

Io li uso entrambe molto spesso, perché buoni e perché utili e versatili.

L’uso maggiore che ne faccio è da bagnato, usandolo come una sorta di crêpes o di pita: basta passare il pane sotto l’acqua tiepida e lasciarlo riposare pochi minuti finché non si è ammorbidito per poi farcirlo a piacere: marmellata, creme spalmabili, miele&ricotta per una versione dolce; stracchino&rucola, insalata di pollo, hummus per una versione salata.

Oppure le lasagne.

Oggi volevo smaltire un po’ di avanzi e così ho fatto delle lasagnette di carasau al pesto e gorgonzola.

Ingredienti

  • Pane carasau o guttiau (può essere in sfoglie tonde, rettangolari o a spicchi)
  • Pesto genovese (io in realtà ne ho fatta una versione tutta mia col basilico del mio terrazzo)
  • Gorgonzola dolce
  • Olio e sale q.b

Bagnate sotto l’acqua corrente il pane carasau o guttiau e lasciatelo riposare in un piatto. Prendete una pirofila o delle piccole cocottes a porzione e stendete sul fondo un filo d’olio. Quando il pane sarà morbido stendete un primo strato sul fondo della teglia e poi cospargetelo di pesto genovese;

fate 2 strati e al terzo unite anche uno strato di gorgonzola; proseguite col carasau e pesto per altri due strati più quello di gorgonzola.

Terminate con del pane carasau condito in superficie con un filo d’olio e un pizzico di sale.

Infornate per 15-20 minuti a 180 e lasciatelo intiepidire qualche minuto prima di servirlo.

Naturalmente ci si può sbizzarrire con le varianti: tradizionale con ragù e besciamella; vegetariano con verdure e caprino; alla greca con melanzane e feta etc…

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Una cascata di riccioli (Spaghetti di zucchine al pesto fantasia)

Quella degli spaghetti di zucchine mi sembrava quasi una leggenda metropolitana; ho visto fior fior di fotografie su Instagram, ho letto articoli di foodbloggers che fanno tendenza, ho letto varie ricette e infine li ho assaggiati – ma cucinati da uno chef (ovvero persona capace e avvezza alla più complessa manualità culinaria). Ma io immaginavo cuochine bugiarde che immortalavano set fasulli – con spaghetti di grano arrotolati e poi tinti di verde – dopo aver scagliato contro la parete la macchinetta infernale, la spiralizzatrice (!!!), che poc’anzi probabilmente aveva spappolato 600-700gr abbondanti di bio zucchine perfette, dritte come fusi e belle sode. 

E invece no, l’aggeggio funziona davvero e io stasera mi sono mangiata un bel piatto di spaghetti di zucchine conditi con un pesto che era la fine del mondo e che, benché felice di aver contribuito al successo della cena, ad un certo punto mi ha fissata mandandomi un messaggio telepatico che diceva più o meno così:

< domani ci si riprova con la roba seria eh, che altrimenti mi va a male la reputazione! >  

Quindi di seguito troverete la ricetta degli spaghetti di zucchine al pesto fantasia; sughetto che ben si adatterà anche ad un bel piatto di pasta tradizionale. 

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Per gli spaghetti:

una volta acquistato lo spiralizer preferito, scegliete attentamente le zucchine: naturalmente saranno bio; abbastanza grosse di diametro (secondo le dimensioni del proprio neo attrezzo); senza troppe imperfezioni e piuttosto dritte, per facilitarne il taglio.

Eliminate le estremità e togliete la buccia se volete – seguite i vostri gusti ed eventualmente aiutatevi con un pelapatate.

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Procedete alla formazione dei riccioli e una volta terminata questa operazione scaldate una piastra o una padella antiaderente, ungetela leggermente strofinandola con un tovagliolo imbevuto d’olio. Una volta calda, cospargete la piastra con un po’ di gomasio (facoltativo); aggiungete gli spaghetti e senza toccarli fate andare un paio di minuti a fuoco vivo poi toglieteli e conditeli col pesto.

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Preparate prima il pesto, così potrete dedicarvi all’ultimo momento al taglio delle verdure che in tal modo saranno belle croccanti e fresche.

Per il pesto:

  • basilico fresco bio 20 gr

  • foglie di menta secondo i gusti (considerate che la freschezza della menta deve essere ben chiara tra i sapori, senza però divenire sentore troppo acuto)

  • mandorle spellate 1 cucchiaio

  • pinoli 1 cucchiaio

  • succo di limone 1 cucchiaio

  • formaggio spalmabile 1 cucchiaio (io philadelphia senza lattosio)

  • due pomodori da insalata non troppo grandi (tolti i semi e le costole più dure e tagliati a pezzi)

  • 1 pomodoro secco

  • olio q.b

  • sale e pepe q.b

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Unire tutti gli ingredienti e frullare col frullatore a immersione procedendo poco alla volta nell’aggiungere l’olio fino a raggiungere la consistenza cremosa tipica dei pesti. Se prima di condire il piatto, il pesto si fosse un po’ rappreso, stemperatelo con poca acqua tiepida.

Della composizione del piatto:

  • mozzarella fiordilatte

  • olive nere denocciolate

Una volta conditi gli spaghetti (avendo l’accortezza di non smuoverli troppo affinché non si spezzino), impiattarli cospargendone poi la sommità con una dadolata di mozzarella e olive.

Un filo d’olio e bon appetit!

 

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Zuppetta di porri gratinata

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Ed ecco qua una zupetta niente male! Economica, facile e anche piuttosto leggera. Una zuppetta che può diventare interamente vegana se si sostituisce il parmigiano con i fiocchi di lievito secco; o un po’ più ricca (soprattutto in calorie) se si sostituisce la panna di soia con la panna vaccina.

Ingredienti per 2 persone*:

  • 5/6 porri

  • 2 belle patate

  • le bucce delle patate (se queste sono bio e di buona qualità)

  • panna di soia

  • parmigiano

  • pangrattato

  • acqua

  • olio e.v.o

  • sale, pepe e noce moscata

  • pane tostato per accompagnare

Mettere a scaldare dell’acqua e salarla; accendere il forno a 180°. Pulire e affettare sottilmente, togliendo la parte più verde, i porri e metterli in un tegame con dell’olio facendoli rosolare dolcemente per poi aggiungere un romaiolo o due d’acqua;

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mentre cuociono i porri lavare bene e sbucciare le patate (tenendo da parte le bucce!) e affettarle con la mandolina aggiungendole così ai porri: salare, pepare e grattare un pizzico di noce moscata (c’è scritto “un pizzico” ma devi leggere “un monte” perché a me la noce moscata piace tanto). Aggiungere via via un po’ d’acqua tirando a cottura: la quantità d’acqua sarà quella necessaria ad ottenere una zuppa molto soda.

Intanto tagliare a striscioline sottili le bucce di patate e dopo averle condite con olio, sale e pepe, metterle in forno finché non saranno ben dorate e croccanti.

La zuppa sarà pronta quando i porri e le patate si saranno sfaldati e ridotti in una purea grossolana. A questo punto spegnere il fuoco e aggiungere tanta panna da cucina quanto sarà necessaria affinché la zuppa risulti cremosa ma densa; coprire e lasciar riposare.

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Preparare la gratinatura mischiando un bel po’ di parmigiano, del pangrattato, sale e ancora un po’ di noce moscata (oh allora!). Ungere due terrine, versarci la zuppa, cospargerla con la gratinatura e infornarla. Far cuocere per circa 10/15 minuti dando un colpo di grill se necessario per dorare bene in superficie. Mentre cuoce la zuppa mettere a tostare alcune fette di pane.

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Servire cospargendo la superficie di bucce di patata croccanti e accompagnare con il pane.

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p.s. consiglio di farla intiepidire prima di mangiarla… 🙂

*tutti gli ingredienti sono bio

 

 

 

Cachi mela, frutti d’autunno. Alcuni spunti per usarli in cucina.

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Fornelli tremate le streghe son tornate!

E anche le massaie contemporanee; per quanto tempo, non è dato sapere ma tant’è; è una prerogativa delle casalinghe tsoccole – altra faccia delle massaie contemporanee – quella di andare e soprattutto venire quando vogliono.

Prendetemi finché ci sono insomma.

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In questi giorni, grazie al bel regalo di due amici, mi ritrovo in casa con un bel po’ di “cachi mela” e tra i vari esperimenti fatti per costruirci intorno qualche ricetta ve ne voglio segnalare due – uno salato e uno dolce:


Insalata di pollo, avocado e cachi-mela grigliati

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– 1 avocado maturo ma sodo 

– 1 o 2 cachi mela maturi ma sodi

– 2 o 3 fette di petto di pollo (maturo ma sodo? si, praticamente una milf d(a)elle carni bianche)

– olio e.v.o 

– sale e pepe

– aceto balsamico

Grigliate i petti di pollo salandoli leggermente da entrambi i lati una volta che ne avrete sigillato i succhi; intiepiditi, tagliateli a striscioline; intanto avrete sbucciato e tagliato a fette/spicchi i cachi e a questo punto potrete iniziare a grigliarli nella stessa griglia usata per il pollo (sarà sufficiente passarla con un po’ di carta per togliere le tracce più grossolane della precedentw cottura), salateli leggermente e uniteli alla carne e a questi aggiungete poi l’avocado tagliato a fettine (anche con una mandolina se la consistenza del frutto lo permette). A parte emulsionate olio, pepe, un poco di sale e aceto balsamico e condite la vostra insalata di pollo.

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Crumble di cachi mela (per 3 persone)

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– 4/6 cachi mela (secondo la grandezza)

– succo di 1/2 limone

– 50 gr di farina

– 50 gr di nocciole tritate finemente

– 65 gr di burro + un pezzettino

– 4 cucchiai di zucchero di canna chiaro

Preparate prima il crumble così da poterlo far riposare in frigo mentre preparate la frutta: in una ciotola unite la farina, 2 cucchiai di zucchero, la farina di nocciole e i 65 gr di burro ben freddo tagliato a cubetti; procedete pizzicando e lavorando gli ingredienti il meno possibile ottenendo un composto tutto briciole.

Sbucciate e tagliate a pezzettini i cachi mela. In un pentolino fate sciogliere un pezzettino di burro e unite la frutta, il succo di limone, gli altri 2 cucchiai di zucchero e fate cuocere a fiamma media per 5 minuti ( o almeno finché la frutta si sarà ammorbidita). Ungete una piccola pirofila o degli stampini monoporzione e ricopritene il fondo con la frutta cotta; 

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ricopritela con le briciole di impasto e infornate a 180 gradi per circa 20/25 minuti o fin quando lo strato di crumble sia ben dorato e ai bordi si sia formato un leggero “bruciaticcio” dovuto al caramello della frutta.

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Servite tiepido e accompagnato, per farlo ancora più goloso, da un po’ di gelato al fior di latte. 

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Involtini di sgombro

 

Ed ecco un piatto facile, economico e gustoso:

 

 

 

Filetti di sgombro fresco

Pane raffermo

Latte 

Capperi sotto sale

Prezzemolo

Pinoli

Olio e.v.o

Sale e pepe q.b

Timo

Stuzzicadenti

 

 

Ammollate del pane raffermo in un po’ di latte e poi strizzatelo; sciacquate una manciata di capperi togliendo bene il sale; lavate un bel mazzetto di prezzemolo. Tritate tutto insieme ottenendo un impasto piuttosto appiccicoso, poi aggiungete dei pinoli e una presa di pepe. Stendetelo sui filetti di sgombro lasciandone libere le estremità. Arrotolate il filetto e chiudetelo con uno stecchino da denti. Adagiate gli involtini in una teglia rivestita con carta forno su cui avrete cosparso un filo d’olio. Salateli e pepateli in superficie aggiungete qualche rametto di timo e un altro filo d’olio e infornate a 180 gradi per circa 20 minuti o comunque fin quando saranno dorati (il tempo di cottura dipende dalla grandezza dei filetti). Girateli almeno una volta a metà cottura.

Io li ho spruzzati con un po’ di limone a fine cottura accompagnandoli con un insalata di spinacini freschi e germogli misti.

 

Strudel di pere, cioccolato e nocciole. La consolazione e la nostalgia.

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Si parla spesso del cibo come consolazione ma anche il cucinare è un vero atto consolatorio; tante metafore quante sono le azioni da compiere.

In uno dei tanti giorni in cui chiedere di essere consolata mi è più difficile del solito, in cui la me stessa energica e ottimista appare come un miraggio e la nostalgia di lei mi fa apparire come la sua ombra,

aprire il frigo è come vedere la luce in fondo al tunnel,

mischiare, sbattere e brandire mestoli è impedirmi di rimanere inerte,

accendere i fornelli è ricordare a me stessa che il calore che non sento è quello cui manca la scintilla e che quella scintilla devo innescarla io

e unire ingredienti è come inventare nuove possibilità.

E allora spero che la delizia che è uscita dal forno sia l’equivalente culinario di una reinvenzione della vita: ricca, dolce, calda e fatta di tante cose insieme.

Strudel di cioccolato, pere e nocciole

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per la pasta:

200 gr di farina 0

80 gr di olio e.v.o

60 gr di acqua fredda

2 cucchiaini di zucchero di canna chiaro

per il ripieno:

600 gr di pere

130 gr di zucchero di canna grezzo

60/70 gr di nocciole tritate finemente

2 cucchiai di pangrattato

100 gr di cioccolato fondente 70%

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Nel mixer mettete la farina con lo zucchero e l’olio, frullate fino ad ottenere un composto granuloso poi aggiungete l’acqua, mixate ancora e infine compattate l’impasto a mano, fatene una palla, avvolgetela in pellicola trasparente e mettetela in frigo per circa mezz’ora.

Intanto sbucciate le pere e dopo aver tolto il torsolo fatele a fettine e in una zuppiera unitele a tutti gli altri ingredienti (la cioccolata tritatela a coltello).

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Stendete la pasta su un foglio di carta forno e al centro ponete il ripieno.

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Chiudete lo strudel e mettetelo nel forno caldo a 180° per circa 40/45 minuti.

IMG_0179Naturalmente è una bomba calorica ma si è mai consolato qualcuno con un prodotto dietetico?

InsolitA AtalasnI

Questa la facevo da ragazzina quando mi divertivo a sperimentare. L’ho rifatta oggi è a distanza di tempo mi piace ancora molto. Un’insolita insalata con tonno, funghi champignon e parmigiano. Tutti ingredienti facili da reperire e che possono risolvere in velocità la cena.

   
   
Tagliate a fettine i funghi e conditeli con un’emulsione di olio e poco limone. Aggiungete il tonno e delle scaglie di parmigiano. Aggiungete un altro goccio d’olio, sale, pepe e un po’ di prezzemolo tritato (oppure un po’ di insalatina tenera) e il gioco è fatto. 

  

Zuppa di pomodoro fredda

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Ci resta ancora un po’ di estate. L’autunno non ha ancora riempito il suo sacco e alcuni giorni sono ancora sparsi sulla strada che ci porta ad esso. Un avanzo, un rigurgito, l’ultimo vagito di stagione. E allora non posso che riempirmi la bocca di rosso, freddo e pomodoro per addolcire la nostalgia che già mi coglie.

Zuppa di pomodoro fredda:

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(fatta con quel poco che ho trovato in dispensa dopo qualche giorno fuoricasa io, dentrocasa lui – flam nur inin, la luce dei miei occhi).

2 barattoli di pomodori pelati bio

3 peperoncini Peter Pepper (sostituibili con peperoni verdi dolci tipo i friggitelli o piccanti secondo il vostro gusto)

500 ml di brodo vegetale (fatto col dado ma bio e senza glutammato)

10-12 foglie di basilico

1 bicchiere di latte di cocco

1 pizzico di zucchero

olio e.v.o bio q.b.

Sale integrale q.b.

Io ho passato i pomodori pelati per eliminare i semi (ma potrete evitarlo facilmente e frullarli nella zuppa quando più avanti dovremo usare il frullatore a immersione) e li ho messi in un tegame con un goccio di olio e i peperoncini privati dei semi e tagliati a pezzetti; ho iniziato a scaldarlo aggiungendo un po’ di zucchero per togliere l’acidità. Ho preparato il brodo aggiungendo al dado le foglie di basilico per poi versarlo nel tegame col pomodoro. Ho vivacizzato la fiamma e aggiunto un po’ di sale lasciando cuocere per 25-30 minuti coprendo e abbassando il calore dopo i primi 10-15. Infine ho spento e frullato tutto col frullatore a immersione. Una volta intiepidita la zuppa ho aggiunto un bicchiere abbondante di latte di cocco e aggiustato di sale.

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L’ho servita ben fresca (almeno 3 ore in frigo) con crostini di pane respirando il profumo di basilico.

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IRISH STYLE: insalata di patate e gamberi in salsa di whiskey

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   verde                                                musica                                                   trifogli                                          pub

                        mucche                                                 cieli                                            torba

             vento                              croci                                                  acqua                                viandanti

     cavalli                                                       birra                                             pecore                                         simboli

                             golf                                                  folletti                                                soprusi

      santi                                  oceano                                              gioventù                                         fiori

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La prima settimana di agosto sono stata in Irlanda con la mia mamma, esuberante e generosa settantatreenne appassionata di viaggi. Confesso che ogni tanto mi sento in imbarazzo, io che – forse per compensazione – in gruppo tendo all’invisibilità. Ma riconosco che la sua vitalità e simpatia surclassano quelle di tante persone ben più giovani di lei – me compresa.

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In Irlanda c’erano 15 gradi e si indossava il piumino ma se si beveva l’irish coffee alle 10,00 di mattina poi si stava ben caldi per tutta la giornata.

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In Irlanda ci sono valori antichi ma prese di posizione estremamente moderne. In Irlanda ho mangiato le ostriche più grandi che abbia assaggiato, anche troppo mi permetto di dire, ché buttarle giù in un sol boccone era impossibile.

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In Irlanda hanno sprecato un granchio portandomelo affogato nella panna, che anche lui che sapeva nuotare si è arreso sdraiandosi inerte sul fondo della pirofila con un capo d’aglio attaccato al collo.

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In Irlanda ci sono tante patate che se ci fosse stato mio marito sarebbe stato come un bambino in un negozio di dolciumi (e già qui si può fare della facile ironia, figuratevi se sentivate il racconto del fungo della patata…).

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In Irlanda c’è la guinness che pensavo non mi sarebbe piaciuta e invece…

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In Irlanda c’è il fish and chips (o meglio il cob and fish) con le patate fritte vere e un trancio intero di pesce che ti fa rimanere male perché l’abitudine te l’hanno data i tocchetti ordinati dei fast food e tu il filetto intero mica te l’aspetti. Però che buono!

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Dall’Irlanda ho riportato 830 foto, cappelli di lana e un trancio di salmone affumicato a freddo. Sono pochissimi gli stabilimenti che affumicano il pesce a freddo (ovvero ad una temperatura che non supera i 20-22° contro gli 80-120° del metodo più praticato), perché ci vogliono giorni invece che ore e la resa commerciale dunque è assai più bassa. L’altra sera ho deciso di cimentarmi dunque in una cena di ispirazone irish e se vi va, racconto come è andata.

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Il salmone era davvero buono, il sapore dell’affumicatura delicato come il colore rosa tenue del trancio e l’ho accompagnato molto semplicemente con del pane tostato spalmato di burro (al quale però, dopo averlo ammorbidito, avevo aggiunto prezzemolo tritato e scorza grattugiata di limone).

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E poi mi sono cimentata con una

insalata di patate e gamberi in salsa di whiskey

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4-5 patate di media grandezza

125 gr di gamberoni precotti (sgusciati)

3-4 dita di whiskey (i più bevuti in Irlanda? Jameson, Powers e Tullamore Dew)

½ bicchiere di latte parzialmente scremato (ma ve lo dico, gli irlandesi avrebbero usato la panna fresca)

½ cipolla

½ cucchiaino di concentrato di pomodoro

prezzemolo tritato q.b.

sale e pepe q.b.

farina q.b.

Olio e.v.o q.b.

Ho lessato le patate in acqua salata dopo averle sbucciate e tagliate a tocchetti abbastanza piccoli. Ho infarinato e saltato in padella i gamberi con un goccio d’olio e un pizzico di sale.

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In un pentolino ho fatto appassire la cipolla nell’olio, ho aggiunto il whiskey facendolo evaporare un po’, dopodiché ho aggiunto il latte, un po’ di prezzemolo, sale e pepe, il concentrato di pomodoro e un po’ di farina per far addensare il tutto. Infine ho frullato la salsa ottenuta col frullatore a immersione. Ho unito tutti gli ingredienti e ho servito il piatto a temperatura ambiente con una spolverata di prezzemolo tritato.

La cena è stata irrorata da una birra irlandese scura, simile alla guinness, che ho trovato al supermercato tra le birre artigianali e che ho trovato molto buona: la O’ hara’ s

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Il risultato mi ha soddisfatta molto, spero piaccia anche a voi

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p.s. in Irlanda anche la carne è molto buona e sicuramente da provare è lo stufato di agnello alla giunness

Di pesti e pistou, con la salvia il pasto lo salvi pure tu!

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La mia passione per pesti e pistou (versione provenzale, solo vegetale) ormai ha raggiunto la dipendenza e chi mi segue su Instagram sa che senza quello di rucola e mandorle – nella versione senza formaggio – non posso stare.

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Con erbe, olio e frutta secca si possono ottenere moltissime varianti (buona anche quella rucola, basilico e mandorle) cui si può decidere o meno di aggiungere il formaggio (parmigiano e pecorino ad esempio) e il cui utilizzo in cucina è assai vario, costituendo un alleato notevole per l’estate. Sulla pasta, sul pane (la mia preferita), insieme a formaggi di capra, o da aggiungere a qualche vellutata fatta con verdure di stagione, i pesti sono una risorsa veloce e gustosa. Basterà tenere sul balcone qualche pianta di erbe aromatiche e un po’ di frutta secca in dispensa e con l’aiuto del fedele Frullatore a Immersione, in qualunque momento potrete improvvisare una spaghettata o degli originali stuzzichini per l’aperitivo.

Di seguito alcune soluzioni che ho adottato con soddisfazione:

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L’ultimo esperimento che ho fatto è stato con la salvia, erba aromatica che solitamente uso poco. Siccome però non amo le discriminazioni ho cercato una soluzione e la scoperta è stata a dir poco felice!

Dal sapore fresco e delicato per il pesto di salvia vi serviranno:

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30-40 foglie di salvia (secondo la grandezza: io ho colto quelle più piccole e tenere)

la scorza di un limone non trattato (solo la parte gialla)

35 mandorle pelate

4 filetti di acciughe sott’olio

Olio e.v.o qb

sale grosso q.b.

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Basterà tritare gli ingredienti nel mixer o col frullatore a immersione partendo dalle mandorle e aggiungendo infine tanto olio quanto basta per raggiungere la consistenza desiderata (più denso per crostini e farciture, più liquido per la pasta) per ottenere in pochi minuti una salsa squisita.

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